le intuizioni ovvie di claudio messora

giovedì 3 luglio 2008

Leopardi come Nostradamus.

Sempre caro mi fu quest'ermo colle1,
E questa siepe2, che da tanta parte
De l'ultimo orizzonte il guardo3 esclude.
Ma sedendo e mirando, interminato
Spazio di là da quella, e sovrumani
Silenzi4, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo5, ove per poco
Il cor non si spaura6. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando7: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni8, e la presente
E viva, e 'l suon di lei. Così tra questa
Infinità s'annega il pensier mio:
E 'l naufragar9 m'è dolce in questo mare10.


Leopardi aveva capito tutto. L'Infinito è stato scritto con una straordinaria capacità di anticipare i tempi. Dal Colle1, Napolitano lancia i suoi moniti. La fitta siepe2, la grande muraglia sulle frontiere, separa il nostro sguardo3 dal mondo oltreconfine. Nei silenzi4 dell'informazione noi ci fingiamo5 liberi, ci fingiamo uno stato democratico. Non so a voi, ma a me il cor si spaura6, e non poco. Quando faccio il raffronto7 tra quello che dicono di noi, e quello che ci viene detto, il mio pensiero va alla stagione morta8 della democrazia. Sì: stiamo naufragando9. In un mare10. Peccato non sia acqua!

Raccoglie l'appello SAVEITALIANS un nostro connazionale da anni al di là della siepe. Il suo nick su YouTube già da solo è un programma: freedomanddemocracy. Ascoltiamolo.

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