le intuizioni ovvie di claudio messora
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lunedì 13 ottobre 2008

Firma la petizione: no al nucleare, sì al sole. Per il bene comune.

  Ci sono grosse novità. Da giovedì sera potrei essere a Pescara, per una quarantina di giorni. Il progetto? Ve lo svelerò a tempo debito!
  Vi ricordo che è finalmente attiva anche la donazione con Carta PostePay.

Guarda l'intervista a Michele Boato
e firma la petizione per dire no al nucleare

Ci sono scelte semplici. Si prendono tra una soluzione molto conveniente e una del tutto sconveniente. In realtà sono non scelte. Scegliere implica decidere. Decidere, anche etimologicamente, significa operare una recisione. E recidere, ovvero tagliare i legami, costa dolore. Una scelta facile è un’ovvietà, non costa nessuna fatica. Quindi è un senso unico, una direzione obbligata. L’altra soluzione in realtà non è tale, un po’ come gli altri candidati alle ultime primarie bluff del PD meno L. Non erano primarie: erano secondarie. L’unico candidato era Veltroni. L’unico a presentarsi ovunque, dalla televisione ai giornali. Un anticipo del Veltrusconismo moderno, la consacrazione della casta in un unico e definitivo movimento: Per il Male Comune. Il Male Nostruum, nel senso che è il nostro male.

Poi ci sono scelte complesse, o meglio: Scelte. Quelle vere. Si prendono tra due soluzioni che devono essere vagliate attentamente. Costano dolore. Il dolore è dovuto proprio al fatto che si deve abbandonare una strada a favore della seconda, anche se la prima aveva dei vantaggi, ai quali bisogna saper rinunciare. Se facciamo passare una scelta vera, che è cosa complessa, per una non scelta, cioè per una scontata ovvietà di cui non vale la pena parlare, allora abbiamo un problema.

Sarà un caso che il Piano di Rinascita Democratica prevedesse esplicitamente il ritorno al nucleare, insieme all’utilizzo dell’esercito e all’attacco frontale alla magistratura? Sarà un caso che gli esponenti della loggia massonica deviata Propaganda Due oggi siano al governo e stiano riproponendo il piano del grande maestro Licio Gelli? Forse…

Quello che è certo, è che stiamo facendo passare la scelta tra il ritorno al nucleare e gli investimenti in energie rinnovabili come un’ovvietà, una non scelta. Ergo abbiamo un problema.

Per tentare di risolvere questo problema, il movimento civico Per il Bene Comune lancia un sasso nello stagno, agita disperatamente le braccia dal deserto cui è ridotta l’informazione, cercando di richiamare l’attenzione dei soccorsi. I soccorsi siamo noi, l’opinione pubblica. Dobbiamo dare vita ad una nuova Notte Dei Cristalli, solo che  non sono i cristalli delle vetrine dei negozi a dover essere distrutti, ma i cristalli dei televisori, gli schermi delle tv al plasma, gli LCD che diffondono verità programmate trent’anni fa. Ci vuole un rogo come quelli accesi nelle notti di maggio del 1933, ma al posto dei libri dobbiamo bruciare i telecomandi. Dobbiamo cominciare subito. Se andate a fare visita a un amico, togliete di nascosto le pile ai suoi telecomandi. Tagliategli il cavo di alimentazione del televisore, senza farvi vedere. Darà la colpa a un topo. Non un topo di biblioteca, no... Un topo di internet! I topi hanno incisivi fortissimi. Devono quindi incidere. Fate lo stesso con mamma, papà, zii, nipoti. Dove passate voi, non un solo tubo catodico deve restare acceso. Per Natale, regalate chiavette USB con il collegamento a internet. Sotto l’albero, fate trovare un modem. Se siete poveri, regalate un file zeppo di bookmarks di siti interessanti. Liberiamo l’informazione oppressa dalle catene dei media. Che corra libera e selvaggia nelle praterie di bit.

Cominciate subito: firmate e fate firmare la petizione per dire no al nucleare. Non possiamo più stare a guardare. I nostri bambini non se lo meritano.



video allegati

Il no al nucleareFotovoltaico per tuttiSOS fotovoltaico

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lunedì 1 settembre 2008

La guerra in Georgia


Nel corso degli ultimi milioni di anni siamo passati dall'utilizzo dell'energia umana a quella meccanica ed elastica, attraversando quella animale, quella lignea, per arrivare al carbone. L'era del carbone è iniziata alla fine del '700 e si è conclusa nei primi anni '60, con l'avvento dell'Era del Petrolio. E adesso?
Sono entrato in possesso delle previsioni energetiche per i prossimi 150 anni.

L'utilizzo del petrolio andrà scemando, passando dal 38% del 2010 al 30% nel 2050. Il nucleare non farà molta strada: dall'attuale 5/6% forse salirà al 7%. Le energie rinnovabili come il solare, le biomasse, l'eolico, il geotermico.. Beh, non illudetevi: dall'8% attuale si guadagneranno circa il 12% che, intendiamoci, rappresenta pur sempre un incremento di oltre il 200% in termini di consumi globali soddisfatti, che nel frattempo saranno aumentati dagli 11 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio attuali - TEP- a quasi 20.
Ma c'è una fonta, una sola, della quale abbiamo ancora riserve per almeno 200 anni, e che tra gli anni '30 e gli anni '40 prenderà il sopravvento su tutte le altre. Sto parlando dell'Era del Gas Naturale. E da dove arriva quasi tutto il gas naturale che consumiamo in Europa? Ma dalla Russia, naturalmente! A meno che... non si costruiscano gasdotti che passano al di fuori del territorio sovietico. Diciamo, dalle parti della Georgia?

E allora parliamo della Georgia! In Italia arriva solamente una parte della storia. Arrivano immagini dei morti causati dalla Russia, a volte palesemente false come quelle della Reuters, ma nessuno parla dei 1600 morti caduti sotto il fuoco georgiano. Del resto, almeno tre quarti dei profughi censiti dalla Croce Rossa sono osseti, mica georgiani! Eppure non li vedete spesso in tv, vero? Come mai? Forse è meglio fare un passo indietro.

L'anno scorso, il presidente della Georgia ha ordinato ad alcune compagnie israeliane specializzate nella sicurezza circa un migliaio di consulenti militari, per addestrare le forze armate georgiane in tattiche da combattimento. Da Israele arrivano a Tbilisi anche soluzioni sull'intelligence militare e sulla sicurezza. Quindi dietro all'attacco georgiano in Ossezia si muove l'intelligence israeliana. Mosca aveva ripetutamente chiesto a Gerusalemme di cessare l'assistenza militare alla Georgia, cosa che ha messo in crisi le relazioni diplomatiche tra la Russia e Israele. Ma quali interessi può avere Israele da quelle parti?

Dal Mar Caspio parte il secondo oleodotto più lungo al mondo, chiamato BTC - Baku-Tbilisi-Ceyhan. Nel maggio 2005 da Baku ha cominciato a pompare petrolio che, dopo un viaggio di oltre un anno, lungo 1768 km, ha cominciato ad affluire in un porto a sudest della costa mediterranea turca. Da lì ad Haifa, l'oro nero è separato da un breve tratto di mare. Dopo che, in precedenza, Putin aveva rifiutato di portare gas nei porti israeliani,l'indipendenza della Georgia è una chiave fondamentale nella sopravvivenza in sicurezza dell'oleodotto, che bypassa completamente i territori russi.
Inoltre, la Russia ha bisogno di mantenere il controllo totale sul Mar Nero, per continuare ad esercitare il ruolo di monopolista del gas naturale nei confronti dell'Europa, liberandosi della scomoda Ucraina, e diventare così il nuovo OPEC del secolo a venire.

E l'Italia? Beh: mentre l'Europa sta finanziando Nabucco, un tubo lungo 3.400 Km che a partire dal 2010 porterò il gas naturale dal Mar Caspio fin nel vecchio continente, saltando a piè pari Russa e Ucraina allo scopo di affrancarsi così dal monopolio sovietico, l'Italia va in controtendenza. Il 18 gennaio 2008 l'ENI e Gazprom, sua omologa russa, hanno registrato in Svizzera la joint venture South Stream per la costruzione di un omonimo gasdotto che dalla Russia porterà il gas naturale direttamente in Italia. Questo rafforzerà la leadership sovietica nel campo energetico proprio mentre il resto del mondo cerca di indebolirla.

Chissà: sarà di questo che parlavano Berlusconi e Putin a Villa Certosa?

Video allegati:

Effetto serra for dummiesEnergia solare for dummies
Effetto Serra for DummiesEnergia solare for dummies


Alcune fonti:

Israel backs Georgia in Caspian Oil Pipeline Battle with Russia
International Energy Agency
i falsi della Reuters
L'oleodotto Nabucco
Comunicato dell'ENI sulla Joint Venture 'South Stream AG', 50% ENI e 50% Gazprom

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sabato 2 agosto 2008

Un appello per il sole.

La Spagna, per mano del suo ministro Miguel Sebastiàn, ha appena presentato il piano di risparmio energetico, che grazie all'introduzione di un milione di veicoli elettrici e di un sistema di illuminazione a basso consumo, consentirà ai nostri cugini iberici di risparmiare tra i 43 e i 47 milioni di barili di greggio all'anno.
La Svezia ha appena dichiarato che entro il 2020 sarà totalmente indipendente dal petrolio.


Qui, dopo avere mercanteggiato per due mesi e mezzo la liberazione della magistratura, e dopo avere pagato il riscatto regalando l'impunità ai fantastici quattro, ci apprestiamo ad affrontare una manovra finanziaria di lacrime ma non di sangue, per dirla con le parole dell'ologramma di Arcore. Questo getta finalmente una nuova luce sugli ultimi deliri di Berlusconi: "La sinistra siamo noi". Stava mettendo le mani avanti, prima di metterle definitivamente nelle tasche degli italiani. Il comunista perfetto. Corre voce che abbia già fatto ordinare cento bambini per i suoi regali appetiti.

Nessuna parola sulle strategie energetiche dello stivale. Il Dio nero ha fame, e via via che i suoi sudditi europei si affrancheranno dalla sua sudditanza, non resteranno che gli italiani a soddisfare la sua ira crescente. Perlomeno quelli che non saranno divenuti radioattivi grazie alle centrali nucleari previste nel programma P2... ooops, scusate: di governo. E quelli che non saranno ancora morti di tumore grazie ai mafio-inceneritori.

Così, un gruppo di docenti e ricercatori delle università e centri di ricerca italiani prova ad alzare la mano e chiede la parola. Certo, non essendo affiliati a nessuna loggia massonica, e non appartenendo ad una casta qualsiasi tra quelle dei banchieri, dei petrolieri o dei malavitosi non sembrano possedere qualifiche sufficienti per accreditarsi presso il governo italiano.
Tant'è che Scajola non ha tempo, e fa ricevere l'illustre scocciatore Vincenzo Balzani dal dott. Claudio Nardone, capo della Segreteria Scientifica.

Su Byoblu.Com, notorio covo di babbei creduloni che amano farsi infinocchiare da maghi, fattucchiere e perfino scienziati, riceviamo e diffondiamo il loro appello. Lo facciamo prima che cada con sinistra prevedibilità nel vuoto spinto dove la nostra democrazia è stata risucchiata, in guisa di ciò che accade agli escrementi nel water di un aereo.

Le scelte energetiche per il futuro dell’Italia


Uno dei problemi più delicati e più difficili che il nostro Paese ha oggi di fronte è quello dell’energia; le decisioni che verranno prese a questo riguardo condizioneranno non solo la nostra vita, ma ancor più quella dei nostri figli e dei nostri nipoti. Per prendere decisioni sagge su un tema così complesso è necessaria una forte collaborazione fra scienza e politica.
Siamo un gruppo di docenti e ricercatori di Università e Centri di ricerca e, in virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione
della letteratura scientifica internazionale, abbiamo sentito il dovere di esprimere la nostra opinione sul problema energetico con l’appello riportato sul sito: www.energiaperilfuturo.it.
L’appello, sottoscritto da più di milleduecento docenti e ricercatori, sottolinea l’urgenza che nel Paese aumenti la consapevolezza riguardo la gravità della crisi energetica e climatica, insiste sulla necessità del risparmio e di un uso più efficiente dell’energia ed esorta il governo a sviluppare l’uso delle energie rinnovabili ed in particolare dell’energia solare.

A nostro parere l’opzione nucleare non può essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi: necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsità di combustibili nucleari.

La più grande risorsa energetica del nostro pianeta è il Sole, una fonte che durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un’immensa quantità di energia, 10.000 volte quella che l’umanità intera consuma. Sviluppare l’uso dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che è la qualità distintiva dei veri statisti. E’ un guardare lontano nel tempo, perché getta le basi per un positivo sviluppo tecnologico, industriale ed occupazionale del nostro Paese, senza porre pericolosi fardelli sulle spalle delle prossime generazioni. E’ un guardare lontano nel mondo, perché, a differenza dei combustibili fossili e dell’uranio, l’energia solare e le altre energie rinnovabili sono presenti in ogni luogo della Terra e, quindi, il loro sviluppo contribuirà al superamento delle disuguaglianze e al consolidamento della pace.

Saremo ben lieti di mettere a disposizione le nostre competenze per discutere il problema energetico in modo approfondito nelle sedi opportune.

Miguel SebastiànL'Effetto SerraGuadagna con il sole


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giovedì 29 maggio 2008

Energia Solare for dummies: il fotovoltaico residenziale

Il Dio Ra era la divinità che per gli antichi egizi rappresentava il sole.
Venerato nella città del sole, Eliopoli, egli..

Ok Ok, la sto prendendo troppo alla lontana!

Mettiamola così: ce l’hai un tetto? Questo tetto ha per caso un’esposizione tra sud-ovest e sud-est? Ci picchia il sole tutto il giorno?
Se hai risposto sempre sì: bene, questo video è per te.


Guarda e vota il video su Current.Tv


Oggi aiutare l’ambiente realizzando anche un piccolo guadagno si può. Basta installare un impianto fotovoltaico e usufruire degli incentivi statali previsti dal nuovo Conto Energia.

SOMMARIO

  Il fotovoltaico
  Il Conto Energia
  Un esempio pratico
  Conclusioni
  Contatti e informazioni


IL FOTOVOLTAICO

Gli impianti fotovoltaici si misurano in chilowatt di picco. Le energie rinnovabili, infatti, sono caratterizzate dall’avere un potenziale sovrabbondante, dall’essere teoricamente illimitate, ma anche dall’essere intermittenti. Quando non tira vento, le pale di un mulino a vento languono desolatamente. Allo stesso modo in assenza di luce, per esempio di notte, non importa quanto grande sia la vostra fattoria solare: niente elettricità. E' per questo motivo che la potenza nominale si definisce di picco: è la potenza massima erogabile in condizioni ottimali.

Ma come? Allora, se installo un impianto fotovoltaico, di notte sto al buio? Ma no: lasciatemi spiegare!

Un impianto fotovoltaico è nella maggior parte dei casi grid connected, cioè connesso direttamente alla rete elettrica. Questo fa sì che voi diventiate dei veri e propri produttori di corrente: l’energia pulita che erogate (di cui la comunità ringrazia) viene resa disponibile al mondo, e contabilizzata mediante un apposito contatore.
Allo stesso modo, voi continuate a prelevare l’elettricità che vi serve mediante il vostro usuale fornitore. Alla fine dell’anno si fa un bilancio tra i chilowattora che avete prodotto e ceduto, e quelli che avete prelevato. Se siete in attivo, l’energia in surplus vi viene messa da parte, e la potrete consumare liberamente nell’arco di tre anni. Se invece avete avuto bisogno di più energia rispetto a quella che avete prodotto, pagherete unicamente i chilowattora aggiuntivi che avete prelevato.

Quindi un impianto fotovoltaico vi fa innanzitutto risparmiare sul costo della corrente, perché potete evitare di comprare quella che già producete, autoconsumandola. Il vostro fornitore di energia accumulerà per voi l’eventuale surplus energetico, prodotto ma non consumato. Questa modalità si chiama scambio sul posto.
E’ anche possibile vendere l’energia in surplus, ma per un privato non è molto conveniente. Ne parleremo se tratteremo i grossi impianti.

Come si fa a capire quanta elettricità produce un impianto fotovoltaico? Dipende ovviamente da quanto sole cade annualmente sul sito di installazione. Sembra complicato, ma in realtà è molto semplice: grazie all’ENEA esistono mappe che riportano i valori medi mensili della radiazione solare giornaliera per oltre 2000 comuni italiani, stimati a partire dalle immagini satellitari di copertura nuvolosa per diversi anni fino al 1999.

Carte alla mano, possiamo così calcolare con grande approssimazione la produzione annua di energia elettrica dei singoli impianti fotovoltaici. Sappiamo per esempio che in un piccolo comune tra Milano e Pavia, un impianto da 1KwP (un chilowatt di picco) è capace di produrre 1200 chilowattora ogni anno. Di conseguenza un impianto da 3KwP ne produrrà circa 3600, e così via.

Va bene. Ma gli incentivi? Seguitemi, il bello deve ancora venire.

CONTO ENERGIA

Per riuscire ad abbattere le emissioni di anidride carbonica come previsto dal protocollo di Kyoto, la Comunità Europea ha imposto all’Italia l’obiettivo di raggiungere 1200 megawatt di energia prodotta da fotovoltaico entro il 2012. Per arrivare a questo risultato non restava che copiare il modello di incentivazione che tanto ha funzionato in Germania, a tutt’oggi la nazione più virtuosa in questo settore.

Questo modello, confluito nel cosiddetto Conto Energia, è entrato in vigore con il Decreto Ministeriale del 19 febbraio 2007, e prevede che lo stato incentivi per vent’anni la produzione di corrente elettrica, privilegiando gli impianti piccolini e quelli a minor impatto architettonico, secondo la tabella seguente:

Potenza impiantoNon integrato (€/kWh)Parzialmente integrato (€/kWh)Integrato (€/kWh)
1 kW P 3 kW0,400,440,49
3 kW < P 20 kW0,380,420,46
P > 20 kW0,360,400,44

Per esempio, a chi costruisce un impianto da 3KwP e lo integra sul tetto sostituendo la copertura originale, il Conto Energia riconosce ben 49 centesimi di euro per ogni chilowattora prodotto. Per vent’anni. Significa avere 1764€ all’anno, ovvero 35.280€ in totale.
Invece, se l’impianto è appoggiato sul tetto in maniera complanare, lo stato versa un po’ meno: 44 centesimi al chilowattora. Niente male lo stesso: fanno pur sempre 1584€ in dodici mesi.

Se poi avete un tetto vecchio e dovete smaltire l’amianto, installare un impianto fotovoltaico è la soluzione per eccellenza! Infatti in aggiunta alle tariffe di cui sopra viene riconosciuto un addizionale 5%. Fantastico, c'è di che ripagarsi la sostituzione di tutta la copertura!

ESEMPIO

Bene. Adesso abbiamo tutti gli elementi per capire come si può salvare il mondo guadagnandoci anche qualcosa di soldi!

Non esageriamo. Prendiamo il caso medio. Siamo al nord. Tra Pavia e Milano. Abbiamo un tetto e ci facciamo sopra un bell’impianto fotovoltaico appoggiato in maniera complanare, per una potenza di 2,9KwP. E perché non 3KwP? Perché magari 3KwP non ci stanno. Non vi ho detto che per ogni KwP ci vogliono circa 8 metri quadrati di superficie? Beh, ve lo dico adesso!
Ora, 2,9 chilowatt di picco a queste latitudini, mappe di radiazione solare alla mano, rendono 3480 chilowattora all’anno tondi tondi.

Sì, ok! Ma quanto mi costa?
Beh.. circa.. più o meno.. fra oneri di progettazione, moduli fotovoltaici, cablaggio, inverter, accessori, spese di cantiere.. iva 10% inclusa.. diciamo 21.700€.
E se uno non ha tutti questi soldi? Al tempo: non bisogna spaventarsi. Alcune aziende hanno stretto accordi di collaborazione con primari istituti di credito, che arrivano in alcuni casi a non chiedere alcun anticipo e ad addebitare la rata del prestito solo quando l’impianto è correttamente entrato in funzione e inizia a fruttare denaro liquido.

Beninteso: fermo restando che nessuno ci impedisce di acquistare l'impianto di tasca nostra, se incappiamo in un’offerta simile avremo un piano a quindici anni con rata annuale di 2054€, che però inizieremo a pagare solo quando inizieremo anche ad incassare.
2054 euro solo il primo anno, dunque. Bene: il nostro impianto, in un anno, quanto rende?

Semplice: 3480Kwh (l’energia prodotta in dodici mesi) x 0.44€ (l’incentivo statale) cui vanno aggiunti 3480 x 0,19€ (il prezzo dell’energia al chilowattora che non saremo costretti ad acquistare). Fatemi fare i conti.. fanno 1531+ 661 = 2192€.
Duemilacentonovantadue euro sono di più dell’importo della rata del mutuo di cui sopra: per la precisione ci ho guadagnato ben 138€!
Ho installato un impianto fotovoltaico, non ho speso niente e mi sono rimasti attaccati 138€ solo il primo anno.
Per non parlare della rivalutazione dell’immobile: quella non l’avevamo neppure presa in considerazione!

Il bello è che il ricavo annuale è destinato ad aumentare di anno in anno, mentre la rata del mutuo resta stabile. Infatti il prezzo dell’energia sale vertiginosamente, e anche se prendessimo come base di calcolo un incremento pari solo al 3%, dopo quindici anni la cifra risparmiata sarebbe già salita a oltre mille euro.
Insomma, tra il primo e il quindicesimo anno l’impianto ci farebbe guadagnare dai 138€ agli oltre 400€. Dopo il quindicesimo anno, venuta a mancare la rata del mutuo, il guadagno salirebbe a più di 2600€ annui, portando il guadagno complessivo nei vent’anni a oltre diciassettemila euro.

Insomma, niente male per avere evitato due tonnellate di anidride carbonica, avere rivalutato il nostro immobile e non avere speso niente, non trovate anche voi?

E dopo i vent’anni? Il Conto Energia cessa di incentivare la nostra produzione energetica, ma l’impianto resta in funzione e, sebbene sia previsto un leggero calo fisiologico della resa di conversione, continuerà a darci energia gratis, facendoci ancora risparmiare per tantissimi anni a venire.

Ad un piccolo costo extra, riassorbito fin da subito nella resa dell’impianto, potremo avere anche manutenzione e assicurazione comprese. L’assicurazione può coprire tutto: danni diretti, indiretti, ricorsi vicini e/o terzi, eventi atmosferici, e perfino il danno economico derivante da un imprevisto fermo dell’impianto, con risarcimento degli incentivi statali perduti.

CONCLUSIONI
A questo punto la domanda più ricorrente è: beh, ma allora perché non lo fanno tutti?
Infatti lo stanno facendo tutti.
Ma bisogna affrettarsi: primo perché al raggiungimento dei 1200 megawatt di installazioni gli incentivi statali cesseranno di esistere (comunque ci sono ancora ampie possibilità); secondo perché ogni anno che passa gli incentivi sui nuovi impianti costruiti saranno decurtati del 2%. Non sembra, ma sono tanti soldi: meglio iniziare subito i lavori, di modo che l’impianto sia terminato prima della fine del 2008.

Se ti sei incuriosito oltre ogni limite, in rete ci sono tante risorse che possono aiutarti, a cominciare dal sito del Gestore Servizi Elettrici, che è l’organo con cui si stipulano i contratti di incentivazione ventennali.
Se poi hai bisogno di una mano, scrivimi pure qui: energia@byoblu.com, oppure fatti un giro sul canale energia di Byoblu.Com.

Il metano ti ha sempre dato una mano, ma il sole oggi ti da tutto il braccio!




CONTATTI E INFORMAZIONI

  Byoblu.com - canale energia

  Richieste e approfondimenti: energia@byoblu.com

  Normativa e riferimenti dall'organo competente, il GSE

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domenica 2 marzo 2008

Energie Rinnovabili - Effetto Serra for dummies

Pianeta Terra.
XXI secolo.

Sembra che abbiano un problema laggiù! Stanno giocando al piccolo chimico, e l'atmosfera, come dire.. si sta surriscaldando!


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L'effetto serra è un fenomeno cruciale per la nostra vita; se non ci fosse, la temperatura media al suolo sarebbe di meno 18 gradi! Brrrrrr!

Per fortuna che l'anidride carbonica, il vapore acqueo, il metano.. i gas serra, insomma, assorbono le radiazioni infrarosse riflesse dalla superficie della Terra, e ce le rispediscono indietro, mantenendoci ad una più confortevole media di quindici gradi centigradi. Una specie di climatizzatore di serie, che da circa 650.000 anni mantiene il livello di CO2 nell'atmosfera, l'anidride carbonica, su un valore ragionevole di 280ppmv, cioè 280 parti per milione in volume.

Alzi la mano chi a scuola non si è dovuto sorbire la storia della fotosintesi clorofillana.
.........................
Lo sospettavo! Nessuno!

La CO2 è sempre stata tenuta a bada dalle piante, che la immagazzinano restituendoci ossigeno. E anche dal mare, che ne assorbe quantità industriali. Poi le piante muoiono, poverine, sedimentano, si stratificano, dopo qualche milione di anni abbiamo un nuovo giacimento fossile... In pratica, è così che il mondo mette la roba vecchia in cantina.

Ma noi siamo abilissimi a ripulire le cantine!
150 anni: tanto ci è bastato! Il tempo di una piccola rivoluzione industriale, robetta da niente, per estrarre buona parte dei combustibili fossili, bruciarli e... PUFF... reintrodurli nell'atmosfera in un colpo solo!

Complimenti!! Complice la deforestazione selvaggia, meno della metà dell'anidride carbonica attualmente prodotta viene riassorbita: anche a smetterla oggi stesso, l’atmosfera ne avrebbe almeno per altri 200 anni.

In un paio di secoli abbiamo bruciato tanto petrolio, carbone e metano da accumulare il 35% di CO2 in più, arrivando alla ragguardevole concentrazione di 380ppmv, e se questo trend non si arresta, entro il 2050 avremo solo perso il 98% delle barriere coralline.
Insomma: niente più snorkeling. Non possiamo permetterlo!

Se poi con la CO2 dovessimo arrivare a 500ppmv, uhm... fatemi pensare... ci saremmo già giocati metà della fauna marina!

Insomma: le emissioni mondiali di gas serra devono stabilizzarsi (non aumentare) entro il 2015, e dimezzarsi entro il 2050. Altrimenti i pesci non sarebbero i soli a pagarne le conseguenze: a farla da padrone sarebbero uragani, tifoni, tempeste tropicali ed extratropicali, alluvioni, siccità, ondate di caldo e freddo.. Il livello dei mari potrebbe salire tanto da sommergere la Versilia e la pianura Padano/Veneta. Eh, insomma: la Lega non ce l’avrebbe più duro.

Una bolgia dantesca al confronto sarebbe una gita scolastica.

Ma che ce ne faremo poi di tanto combustibile? Il primo responsabile è il settore energetico: il processo di generazione dell’energia elettrica attraverso la combustione delle riserve fossili è la principale fonte di emissione di CO2 (40%). Poi vengono il traffico veicolare (21%), alcuni comparti industriali come l’industria manifatturiera e mineraria (18%) e la produzione di cemento, a noi tanto caro.
E poi ci siamo anche noi privati, mica scherziamo! Vogliamo stare al caldo d’inverno, al freddo d’estate, vogliamo illuminare tutto a giorno anche quando è notte fonda. E allora: giù con il petrolio! Giù con il metano!

Il trend di crescita della domanda energetica è spaventoso: tra il 1950 e il 2003 i consumi totali a livello mondiale si sono quasi quadruplicati, passando da 1,7 a oltre 9,9 miliardi di tep (tonnellate equivalenti di petrolio.
Circa il 20% della popolazione terrestre, la parte più ricca, consuma oltre il 70% di tutta l’energia richiesta.

Anche se il petrolio è la fonte energetica che va per la maggiore, il consumo di gas naturale negli ultimi anni è in forte ascesa. Non è che non faccia danni: ne fa un po’ meno, e rende meglio.
Il combustibile che emette maggiori quantità di CO2 è il carbone, seguito dall’olio combustibile e dal gas naturale, che emette il 25% di anidride carbonica in meno rispetto ai prodotti petroliferi e ben il 45% in meno rispetto al carbone.

E in Italia? Come ce la caviamo nel nostro Bel Paese?

Siamo piccoli, ma ci diamo da fare! Le emissioni nazionali di gas climalteranti costituiscono il 2% delle emissioni globali e il 14% di quelle dell’Unione Europea. In soli quattordici anni abbiamo aumentato del 12% l’emissione di anidride carbonica (84%), metano (8%) e protossido di azoto (7%).
Colpa del sistema energetico italiano, che va ancora a manovella: il 73% dell’energia elettrica prodotta in Italia proviene dalle centrali termoelettriche, che bruciano proprio gas, petrolio e carbone. Siamo tra i maggiori importatori mondiali di gas naturale, proveniente principalmente dalla Russia e dall’Algeria. Per non parlare del nostro sistema dei trasporti che, manco a dirlo, è fra i peggiori d’Europa: 54 auto ogni cento abitanti, traffico congestionato, autobus che hanno un età media di 11 anni contro i 7 della media europea.
E poi il trasporto su gomma: mentre in Svizzera ben il 50% delle merci si smaltiscono su rotaia, in Svezia il 38% e in Francia il 24%, qui da noi solo il 9% usa le ferrovie. Per il resto, sono i camion, con i loro bellissimi sbuffi neri, a farla ancora da padrone.

Il trend nazionale di crescita delle fonti di energia pulite, anche se positivo, resta su valori risibili rispetto a Germania, Spagna e Danimarca.: siamo sotto, ragazzi!
A causa dell’attuale mix energetico italiano, la corrente elettrica costa circa il 40% in più che nel resto dell’Europa. Dicasi il quaranta per cento!

E’ ora di darsi una svegliata. Dobbiamo diventare più autonomi, e soprattutto fare qualcosa per fermare il riscaldamento del pianeta.

I clorofluorocarburi, i CFC, che sono gas serra nuovi nuovi interamente creati da noi – un regalino per il nostro pianeta - quelli li abbiamo già banditi con il Protocollo di Montreal, ma per il resto.. Vallo a raccontare ai paesi emergenti dell'Asia, dell'Africa e dell'America del Sud, quelli che per l'appunto "devono emergere". Diglielo tu che devono ridurre i consumi. ...MISSION IMPOSSIBLE!

Insomma.. noi siamo già emersi, suvvia! Il mondo si aspetta qualcosina in più da noi.
E quindi siamo andati tutti a KYOTO, ci siamo guardati in faccia, e abbiamo deciso di salvare il mondo.

Ma questa è un’altra storia: ed è la prossima che vi racconterò.

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