le intuizioni ovvie di claudio messora
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sabato 29 novembre 2008

16 dicembre: il tam tam dei blogger per Europa7

Bersani su Europa7 e Social Card

Il 16 dicembre 2008 è una data importante. Un commissario del Consiglio di Stato stabilirà se l'Italia vuole rispettare la sentenza della Corte di Giustizia europea sul caso Europa7 oppure no. Sarebbe come dire che un poliziotto ti ferma perché vai a 180 Kmh in città e anziché multarti si mette a pensare se vuole rispettare il codice della strada oppure no. Una sentenza della Corte Europea non si discute. Si applica. Dappertutto. Tranne qui.

Sì, il 16 dicembre 2008 è una data molto importante. Non a caso non ne parla nessuno. Non a caso i giornali e i telegiornali tacciono penosamente. Se parlassero, posta di fronte alla possibilità di avere finalmente una voce fuori dal coro, la gente chiederebbe il rispetto della costituzione e della sentenza del tribunale europeo. Molti scenderebbero in piazza con il telecomando in mano. In un grande rito collettivo, tutti insieme strapperebbero il bottone del quarto canale per sostituirlo con quello dove c'è scritto sette.
Rete4
ha perso la concessione delle frequenze e non deve trasmettere. E' abusiva. Europa7 ha vinto le concessioni e non può trasmettere. E' censurata. Dovrebbe chiedere asilo televisivo alle altre nazioni europee, magari in quella Svezia dove la nostra pluralità di informazione è l'occasione per farsi quattro risate sul canale di stato.

Due settimane prima del 16 dicembre il tam tam dei blog dovrebbe iniziare a battere sulle pelli tese dei post. La rete dovrebbe iniziare ad agitare gli schermi e le tastiere. I mouse dovrebbero essere impugnati e sollevati in segno di sfida. Noi vi stiamo guardando. Non potete fare quello che volete. I telelobotomizzati non sanno e non vedono niente, ma noi VI GUARDIAMO, VI CONTROLLIAMO, LO RACCONTIAMO.

Il 16 dicembre 2008 rispettate la legge.
Rispettate la democrazia.
Rispettate gli italiani!

Se ci sono blogger che si vogliono attivare, mi contattino: byoblu@byoblu.com.


Ho incontrato Pier Luigi Bersani. Gli ho chiesto di Europa7, cui il Decreto Ministeriale del 28 luglio 1999 ufficializzò la concessione delle frequenze. Non ne sapeva niente manco lui. Gli ho ricordato io che il 16 dicembre si va ai rigori. In quanto ministro ombra dell'Economia, gli ho anche chiesto cosa ne pensa della Social Card di Berlusconi. Guardate il video o leggete qui sotto la trascrizione dell'intervista.

Byoblu: "Onorevole Bersani buonasera. Vorrei avere il suo parere sul caso Europa7, che dal 1999 pur avendo vinto la concessione governativa per l'attribuzione delle frequenze, ancora non riesce a trasmettere. Ho intervistato Di Stefano, che dice che il 16 dicembre finalmente il commissario nominato dal Consiglio Di Stato deciderà definitivamente sulla questione. Qual'è il suo parere in merito: ce la faremo finalmente a vedere una televisione alternativa oppure no?"

Pier Luigi Bersani: "Se ce la faremo francamente non lo so, e con l'aria che tira non posso essere d'amblai così ottimista. Però certamente in questa vicenda c'è una ferita molto grave alle regole del gioco, non c'è dubbio. E' una vicenda tormentata, complicata, che dimostra ancora una volta come purtroppo in Italia capita che le regole siano ovviabili, aggirabili. Io credo che sarebbe veramente auspicabile che la normalità delle regole fosse ristabilita, anche perché - insomma diciamolo chiaro - un po' di pluralismo qui non guasterebbe. Non credo che Berlusconi ne avrebbe un danno così rilevante. Mi pare che Berlusconi oltre al potere che ha come Presidente del Consiglio, possa anche accontentarsi di una quota che rimarrebbe molto significativa dell'informazione, della comunicazione nazionale. E quindi aspettiamo questa decisione, forse non con tantissima fiducia, ma con un non si sa mai, ecco..."

Byoblu: "Berlusconi vuole dare la Social Card ai più poveri per riuscire a gestire questo momento di crisi. Lei in quanto ministro ombra dell'Economia cosa ne pensa?"

Pier Luigi Bersani: "Dunque, guardi, io penso questo. Questa Social Card è un'invenzione americana, così come le ipoteche sulla casa. I mutui ipotecari sono un'invenzione americana. Nel 2003 Tremonti tentò di importare i mutui ipotecari, noi riuscimmo a stopparlo. Adesso importa la Social Card, che è un meccanismo tutto americano, diciamo compassionevole verso i poveracci, che non risolve niente dell'ingiustizia sociale. Ora io mi chiedo: ma perché dall'america continuiamo a importare delle ciofeche e non importiamo per esempio le norme sul conflitto di interessi, le norme sull'evasione fiscale? Questo dovremmo importare dall'america. Sulla Social Card, è chiaro che sui soldi non si sputa mai, soprattutto per uno che ha bisogno dei 40€, però c'è un modo molto più dignitoso di darli. Se hai due soldi glieli dai sulle pensioni, perché loro li spendano come vogliono, senza andare a chiedere a Tremonti se devono spenderli in beni alimentari, piuttosto che prendersi una maglietta o un abbonamento telefonico. Ecco. Credo che questi provvedimenti dimostrino il particolare sguardo che ha la destra sui problemi sociali, che è uno sguardo da miliardario. Lo sguardo di un miliardario che da le briciole ai poveracci. Noi abbiamo ovviamente un'altra idea. Bisogna fare detrazioni fiscali significative su salari, pensioni, stipendi. Bisogna far migliorare il potere d'acquisto, far pagare le tasse a chi deve pagarle, redistribuire meglio la ricchezza, perché così si fa un po' di giustizia ma si fan ripartire anche i consumi. Con le Social Card non credo che ripartano i consumi."

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venerdì 17 ottobre 2008

Di Stefano sulle frequenze Rai: è una presa per i fondelli!

Se andate in parrocchia, partecipate a una pesca di beneficenza e il parroco estrae il vostro biglietto, siete sicuri di tornare a casa con la vostra vaschetta di pesci rossi. Se invece spendete milioni di euro, costruite gli studi televisivi più grandi d'Europa, partecipate alla gara di concessione delle frequenze analogiche nazionali e le vincete.. siete sicuri di tornare a casa senza niente. La vasca con il pesce rosso se la tiene Mediaset. Il pesce rosso è Emilio Fede.

Il 16 dicembre il Consiglio di Stato è chiamato a pronunciarsi definitivamente sul furto delle frequenze che il governo, reiteratamente, perpetra da una decina d'anni. Mai sentenza del tribunale europeo fu disattesa da uno stato. Quella con la quale l'Europa impone all'Italia di dare a Cesare quel che è di Cesare, ovvero a Di Stefano le sue frequenze, . Attende, serenamente, su una panchina del parco, coperta di giornali e soprattutto dai giornali.
Il Ministero era chiamato in questi giorni a prendere una posizione definitiva. Doveva dire se queste frequenze le vuole liberare o no. In caso negativo sarebbe dovuto essere eletto un commissario che avrebbe deciso, il 16 dicembre. Non si capisce su cosa dovrebbe poi decidere. Sarebbe come se un pluriomicida venisse condannato all'ergastolo da un tribunale qualsiasi, e il direttore del carcere si prendesse del tempo per decidere se effettivamente metterlo in galera oppure no.

Ma ecco che, con una mossa a sorpresa, il governo annuncia di avere trovato le frequenze. Calma: il pesce rosso resta nella sua boccia. Piuttosto, vengono riorganizzate le frequenze Rai per liberarne un bouquet che copra l'intero territorio nazionale. Una canalizzazione della banda televisiva VHF già prevista per il 2012, che potrebbe essere anticipata a metà 2009 per creare dal nulla un orticello di etere anche per Di Stefano.

Volete prima la buona o la cattiva notizia? Quella buona è che Europa7 potrebbe forse trasmettere. Quella cattiva è che pesce-rosso-Fede resta saldamente ancorato alle sue frequenze, nonostante abbia perso la gara di concessione governativa quando la terra era ancora percorsa da mandrie di brontosauri.

Anche su quella buona ci sono però diverse perplessità. La decisione sembra essere stata presa dall'Authority. Non è ancora chiaro come sia possibile tecnicamente sottrarre queste frequenze a Rai Uno, la quale - detto per inciso - reagisce ufficiosamente con queste parole: "Questi sono pazzi". Pare infatti che la soluzione sia talmente arzigogolata e complessa da essere pressocchè inattuabile: un delirio tecnologico. Il pacchetto lanciato dall'altra parte del muro ministeriale ha tutta l'aria di una polpetta avvelenata. Infatti, se il governo finge di porgere una soluzione, il Consiglio di Stato non ha più alcuna necessità di prendere una decisione. Se poi questa soluzione non si dovesse riuscire ad attuarla nel concreto, bè.. e che ci volete fare? Loro ci hanno provato, porelli! Vorrà dire che si perderà qualche altro anno a studiare una soluzione alternativa...
Bisogna dirlo chiaro: non ci sono soluzioni alternative. Il pesce rosso deve essere tolto dalla boccia. Se necessario, compreremo un gatto.

Nel frattempo, ho chiesto personalmente a Francesco Di Stefano se fosse contento. Le sue testuali parole sono state: "E' una presa per i fondelli !!".

Ognuno ha il suo modo di esprimere soddisfazione, d'accordo. Questo è però davvero molto folkloristico. Per dissipare ogni dubbio, mi sa che mi toccherà tornare a Roma e filmarlo mentre balla e canta dalla gioia.


Video allegati:
Byoblu incontra Di Stefano
Prima Parte
Byoblu incontra Di Stefano
Seconda Parte
Byoblu incontra Di Stefano
Terza Parte

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venerdì 10 ottobre 2008

La libertà di parola vigilata.

  Da oltre una settimana YouTube ha reso praticamente inutilizzabili le condivisioni sui video. Per tutti - o forse solo per alcuni - è ora impossibile condividere un video con tutta la lista di amici. Per chi ne ha quasi 1500, il risultato pratico è che non è più possibile condividere il video con nessuno.
  Il crollo verticale delle visualizzazioni e dei commenti è talmente evidente e repentino da destare francamente parecchie perplessità. Non è giustificabile nè statisticamente, nè tenendo conto dell'aumento costante del numero di iscritti e delle visite al blog. E' in corso un tentativo di approfondimento. Ne parleremo in questi giorni.

Di Stefano: La Tv delle Libertà di Berlusconi?
20 milioni di debiti pagati con i soldi pubblici.


Si conclude l'intervista a Francesco Di Stefano, proprietario di Europa7, la tv che non c'è. Non c'è perchè la nostra è una democrazia sulla carta, un'oligarchia travestita. Viviamo nell'epoca della Grande Illusione. Ci dicono che abbiamo la libertà di parola, ma non è vero. Abbiamo la libertà di parola vigilata. Dobbiamo rimanere entro un raggio di pochi metri dall'informazione autorizzata, abbiamo l'obbligo di firma, cioè a firmare i pezzi devono essere sempre gli stessi. Altrimenti? Se sei piccolo, c'è la morte dolce. Ti staccano il tubo, recidono i collegamenti, ti strappano le corde vocali: diventi solo una maschera con la bocca spalancata in una terribile smorfia. Se sei un po' più grande ti screditano e ti umiliano in tutti i modi. Un'arte sopraffina che non si insegna a scuola. Se sei ancora più grande, grandissimo, e rischi di andare fuori controllo, allora fanno leggi apposite per imbavagliarti.
Ecco quello che è accaduto e accade tutt'ora con Europa7. Europa7 è un mostro che fa paura. Se parte toglie tutti i bavagli. Tana libera tutti. E allora non deve partire. A costo di essere inadempienti, di pagare multe, di cambiare la costituzione. A parlare devono essere sempre gli stessi, sempre e solo loro. Chi tocca i fili muore. Chi alza la testa viene giustiziato. Silenziosamente, nell'indifferenza dei mezzi di disinformazione.
E' questa la democrazia in cui credete di vivere? Una volta si facevano cataste di libri e si bruciavano in mezzo a una piazza. Perlomeno il fumo era visibile, non potevi nasconderlo.
Oggi si bruciano bit, nessuno li vede, nessuno ne sa niente. Il digitale finisce per essere l'alleato più grande di questo sterminio di massa dell'informazione. Possono cambiare tutto, e dare l'impressione di non avere cambiato niente. Hanno il controllo totale, tirano i fili. Possono farti vivere o morire senza che neppure tu te ne renda conto. La storia ricorderà questo momento come un'ennesimo periodo di barbarie. Il male è sempre più forte, perchè ha una preoccupazione in meno. Non deve badare a nessuna etica, non c'è nessun giusto o sbagliato. Tutto è giusto, se serve a se stessi, al proprio tornaconto. Il male può essere sconfitto solo da un male peggiore. E' la vittoria di Lucifero. Lucifero all'Inferno e Lucifero anche in Paradiso. E' tutto suo, comanda angeli e demoni. Che fingono di farsi la guerra e poi, nell'al di là, brindano a suon di calici di ambrosia.
Credete che la crisi economica preoccupi molto i Moratti, i Berlusconi, i Benetton? Il loro unico problema sarà diversificare. Il nostro problema, invece, sarà far la spesa al supermercato e non farci pignorare la casa. L'abbiamo detto molte volte, in questo stesso blog, diversi mesi fa, quando loro dicevano che non ci sarebbe stata nessuna crisi, che il peggio era passato. Per loro il peggio non è mai venuto. La storia insegna, però, che quando si oltrepassa il punto del non ritorno, le cose possono precipitare. Giorno verrà che il peggio saremo noi. Il loro peggio. Peggio per loro!

Byoblu: «Che tipo di spazio verrà dato a internet, o verrebbe dato, nei vostri palinsesti

Di Stefano: «Il nostro obiettivo è dare voce a chi non l'ha mai avuta. Naturalmente sono anch'io un fruitore enorme di internet. Mi informo su internet, d'altronde non è possibile fare diversamente. Mi piace tantissimo. La seguo e la conosco moltissimo. Internet è uno spazio di libertà importante: non possiamo quindi non dargliene tantissimo. Il problema degli spazi internet è che sono spazi con poche risorse! Quindi secondo me una televisione molto forte può fare molto bene a questo settore.»

Byoblu: «L'informazione indipendente prenderà sempre di più la strada della rete, e quindi di internet. Questo secondo molti analisti potrebbe già accadere entro i prossimi 3 o 5 anni. L'assenza di un editore garantirà sicuramente più libertà rispetto ai contenuti, ma toglierà anche l'unica fonte certa di sopravvivenza, lo stipendio. Secondo lei quale potrebbe essere una strada etica per conservare l'autonomia intellettuale e nel contempo non morire letteralmente di fame

Di Stefano: «Io non ce l'ho questa strada, anzi sono molto pessimista. Io sono convinto che quando internet sarà veramente anche in Italia un affare, perchè non lo è ancora per nessuno, putroppo come al solito sarà aggredita dalle grandi corporation. Mediaset sarà una di queste. La Rai sarà una di queste. Non ci facciamo illusioni: quando una cosa funziona arrivano quelli con tanti quattrini per utilizzarla. Ecco perchè dico che è importante una televisione ricca, finanziariamente forte, che valorizzi certe iniziative dando loro anche un aiuto, un sostentamento. Un'altra strada sinceramente non la vedo.»

Byoblu: «Poco tempo fa è uscito un articolo su Panorama che aveva a che fare con una televisione, che si chiama Libera Tv. Potrebbe riassumerci la situazione?»

Di Stefano: «L'articolo di Panorama naturalmente era critico. Anche se poi dicevano è tutto legittimo. Hanno fatto un altro articolo ancora peggio su Il Giornale quando nei titoli dicevano che avevo fatto affari con Consorte, e poi nell'articolo dicevano che gli avevo detto di no. Quindi facevo affari avendogli detto di no. E' chiaro che è la propaganda di Berlusconi.
La storia di questa televisione è semplicissima. Quando fanno la legge Gasparri, per farsela approvare dagli altri parlamentari gli danno un contentino. Gli dicono che se fanno un movimento possono fare una rete satellitare in parte finanziata con i soldi pubblici. Più precisamente, finanziata dalla Presidenza del Consiglio. Perchè? La Gasparri faceva l'interesse esclusivo di Mediaset e soprattutto cancellava Europa7. In questo modo, oltre a fare un piacere agli amici politici, si voleva dare anche uno spazio di pluralismo e di libertà. Naturalmente i politici, i movimenti eccetera se ne guardano bene dall'avvalersene, perchè comunque vuole dire investire, buttare denaro. Lo fanno soltanto Libera Tv, grazie all'iniziativa di due ragazzi, e Nessuno Tv. Nessuno Tv, vicina ai DS, sopravvive. Questi ragazzi vengono da me e mi dicono che non ce la fanno. Io subentro, con la nostra società, caricandomi anche di tutti i debiti, e cominciamo a fare questa televisione libera sul serio. C'è un grosso numero di ore dedicate, lì sì, molto al web. La trasmissione si chiama ZapNews. Si naviga sul web, si porta alla ribalta quello che c'è, parlando di tutte le schifezze, le sconcezze. Vi invito a vederla: canale Sky 924. Portiamo avanti il nostro lavoro cercando di dare una voce in più. Con la nostra esperienza cerchiamo di non buttare via troppo denaro, perchè ci serve per la battaglia principale, e naturalmente siccome un 25% degli introiti possono derivare dalla pubblicità, ci mettiamo anche televendite e qualche spot. E' sempre la legge che lo prevede. A loro non va bene che noi abbiamo fatto questa cosa. Cioè: la legge lo prevede, abbiamo rilevato un'emittente in difficoltà, ma non gli va bene perchè prendiamo i soldi pubblici. La legge Gasparri non l'ho fatta io. L'hanno fatta in funzione di certe cose, e io non posso utilizzarla? Scriviamo che non posso manco utilizzare questa benedetta legge Gasparri. Certamente mi fa piacere che il Presidente del Consiglio debba finanziare in parte un'attività che io faccio. Gli sta bene. Va rinnovata, adesso, questa cosa nel 2009. Dicono che facciamo questa schifezza: perchè la rinnovano? Non certo per noi. Forse la rinnovano per qualcun altro. Allora cosa vuole Panorama? Stiamo facendo nè più nè meno quello che è previsto dalla legge, sempre con la nostra ottica: dare spazio a una voce diversa. Guardatevela perchè veramente è quello che fa.»

Byoblu: «Quindi la televisione trasmette...»

Di Stefano: «La televisione trasmette tutti i giorni sul canale 924 di Sky. Ci sono giornalisti stranieri che la fanno andare avanti, che fanno un'informazione molto forte. Naturalmente il problema qual'è? E' che sul satellite gli ascolti sono quelli che sono. Non la vede nessuno. Infatti successivamente il grande imprenditore Berlusconi con la Brambilla apre una televisione che chiama La Televisione Della Libertà. La nostra televisione si chiama Libera, ed è precedente. Ci butta 20 milioni di euro, la chiude, e porta a ripianare il bilancio da Forza Italia, quindi con i soldi pubblici. Questo è emblematico di quanto successo abbia la televisione satellitare: il più grande Tycoon italiano fa un enorme flop ed è costretto a chiudere! E il nostro problema qual'è: che siamo così bravi da rimanere in piedi?».

Byoblu: «Stasera tutti sul Canale 924 di Sky!»

Di Stefano: «Grazie.»

Byoblu: «Dottor Di Stefano, nel caso augurato che queste frequenze finalmente arrivassero, io mi proporrò per un provino, eh?»

Di Stefano: «C'è molto spazio per la gente libera in quella televisione.»


Video allegati:
Byoblu incontra Di Stefano
Prima Parte
Byoblu incontra Di Stefano
Seconda Parte
Byoblu incontra Di Stefano
Terza Parte

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lunedì 6 ottobre 2008

Francesco Di Stefano, che tipo di televione sarà Europa7?

Byoblu incontra Francesco Di Stefano: che tv sarà Europa7?


Com'è ormai tradizione in Byoblu.Com, abbiamo posto a Francesco Di Stefano qualcuna delle vostre domande.

Byoblu: «Che tipo di televisione sarà Europa7? A quale pubblico si rivolgerà? Come sarà eventualmente in grado di sfuggire alle logiche commerciali, e non solo quelle,  che appiattiscono le televisioni attuali?»

Di Stefano: «Intanto sarà una televisione distante dalla politica, e distinta dalla politica, nell'interesse del cittadino. Non è la passerella per il politico. Non è Porta a Porta, non è Ballarò. E' sicuramente più vicina ad AnnoZero, che cerca comunque una verità, fa uno sforzo enorme per arrivarci, anche se con molti più lacciuoli. Noi saremo naturalmente liberi di dire le cose come più o meno stanno. La verità poi non ce l'ha in tasca nessuno, ma certo non siamo condizionati ideologicamente nè dal punto di vista economico. Perchè non siamo condizionati dal punto di vista economico? Perchè una televisione libera che fa questo tipo di lavoro ha un tale ascolto che supera tutte le logiche commerciali. E' un tale business che non me ne frega niente se un inserzionista si incazza, perchè ne ho un risultato talmente grosso in termini di ascolti che ci va bene pure che se ne incazzino dieci.»

Byoblu: «Quindi lei ha fiducia nel telespettatore italiano, ancorchè anestetizzato da veline, grandi fratelli e reality show

Di Stefano: «Io ho fiducia tantissimo nel telespettatore italiano, perchè nel momento in cui apre questa finestra, visto che è stato fino adesso dentro un incubo, e vede un altro linguaggio, altri fatti eccetera, semplicemente non guarda più le altre televisioni. Ma lei si immagini dopo una settimana di una informazione diversa, con dei giornalisti diversi, e noi quindi utilizzeremo molto i giornalisti stranieri perchè hanno un modo diverso di vedere l'Italia, non sono intossicati da tutta una serie di logiche. Ma dopo una settimana di una televisione così, come fai poi a guardare il resto? Ti sembra Jurassic Park

Byoblu: «Io la televisione non riesco più a guardarla. Riesco solo a guardare internet. E' grave?»

Di Stefano: «No, non è grave. E' una difesa per cercare di sopravvivere! Ma voi pensate, il giorno dopo o una settimana dopo, quale crisi enorme possa esserci negli studi di Porta a Porta, di Matrix, di Ballarò? Cioè, si è aperto un filone di un successo enorme, e loro che cosa fanno? E' talmente quindi un meccanismo positivo, che ingenera quindi una corsa verso un modo diverso poi di informare, che diventa per il paese un toccasana pazzesco. Perchè chi non lo fa, beh.. comincia ad avere problemi molto grossi dal punto di vista degli ascolti e quindi economici. E' un po' quello che succede negli Stati Uniti d'America: un giornale fa cadere un presidente perchè non fa dei calcoli personali: fa dei calcoli editoriali. Se facciamo cadere un presidente, giustamente, su delle logiche vere, noi abbiamo autorevolezza per i prossimi 20 anni. Abbiamo quindi quattrini per i prossimi 20 anni! E' una logica di mercato finalmente positiva

Byoblu: «Qualche nome che potrebbe lavorare con Europa7 l'avete già pensato? Qualche collaborazione? Avete già preso contatti, nel caso auguratamente doveste avere le frequenze?»

Di Stefano: «Ma sono anni che parliamo con tutti. Naturalmente parliamo con molti di quelli che non ci sono. Non voglio esagerare, ma la maggior parte dei grandi talenti in televisione non c'è, perchè il grande talento è uno spirito libero. E lo spirito libero in televisione non ci può stare. Oggi io salvo veramente dalla televisione un solo programma, anzi due programmi, che però potrebbero essere naturalmente molto più incisivi, anche se mi rendo conto che fanno il massimo: AnnoZero e Report. Certamente ci farebbe molto piacere averli, questi programmi - ci mancherebbe -, ma c'è da fare molto ma molto di più

Video allegati:




Europa7, si fa?

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giovedì 2 ottobre 2008

Francesco di Stefano, Europa7 si fa o non si fa?

Prima parte dell'intervista dell'1/10/2008 a Di Stefano

Gli antichi romani, in circostanze particolarmente delicate o pericolose per lo stato,  nominavano un dittatore, ovvero un magistrato straordinario che era investito di pieni poteri per sei mesi. Erano previste tutte le garanzie atte ad impedire una perpetuazione del suo potere. Veniva nominato dai consoli, che non potevano nominare se stessi, e il Senato poteva in ogni momento far decadere il suo mandato.

I loro discendenti, 2000 anni dopo - noi -, sono molto meno rigidi. Il dittatore può essere eletto direttamente dal popolo, il cui consenso è assicurato da una corretta propaganda, e può durare anche 5 anni. Una volta in carica egli si sottrae alla legge, e sottrae la legge stessa alla Costituzione. Inoltre, il dittatore può eleggere se stesso, e addirittura candidarsi per il Quirinale.

Il dittatore moderno basa il suo ufficio sul consenso acquisito attraverso il controllo dei media. Una strategia pianificata minuziosamente e attuata mediante lo strumento della corruzione. Una volta acquisiti, i media devono essere gelosamente custoditi. Anche quando la Corte di Giustizia Europea stabilisce definitivamente che un canale televisivo ha pieno diritto a trasmettere sulle frequenze nazionali abusivamente occupate dalle reti piduiste.

«Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media» [Licio Gelli]

«Sulla stampa italiana comincio ad avere poche speranze» [Francesco Di Stefano]

 E ancora: «Non ho personalmente molta fiducia nella Commissione Europea. Infatti noi abbiamo vinto al Tribunale dell'Europa. In Europa Berlusconi è riuscito a rimettere insieme gli interessi, i sotterfugi, le pastelle che ci sono in Italia» [Francesco Di Stefano]

Una democrazia si basa sulla capacità di scelta degli elettori. Gli elettori basano le loro scelte sulle informazioni in loro possesso. Quindi la pluralità delle informazioni è cuore, polmoni e sistema nervoso della libertà stessa. Il diritto a trasmettere di Europa7 è il nostro diritto di uomini liberi. La strada per un futuro possibile passa di lì.

Il 16 dicembre 2008, un commissario nominato dal Consiglio di Stato sarà incaricato di far applicare la sentenza della Corte di Giustizia Europea.
 Se permetteremo l'ennesima pastella, non sarà solo Di Stefano a non vedere riconosciuti i suoi diritti di imprenditore. Saranno gli italiani, tutti, a perdere l'occasione più limpida di vedere riconosciuti i loro diritti di cittadinanza, tra i quali spiccano i diritti civili, ovvero la libertà della persona, la libertà di parola, pensiero e fede, il diritto alla proprietà, il diritto di concludere contratti e il diritto alla giustizia.

Credo che tutta l'informazione indipendente dovrebbe agire all'unisono, fare  da enorme cassa di risonanza perchè vibri alta la domanda di informazione libera. Per chiedere a gran voce il definitivo rispetto di tutte le sentenze dei tribunali italiani e internazionali. Abbiamo una possibilità. Ora è il momento di gridare basta. Tutti. Insieme. Prima che sia tardi.

Nei prossimi giorni realizzeremo un banner e cercheremo di coinvolgere tutti, sia per la campagna di sensibilizzazione, ed eventualmente anche per scendere in piazza.

Se c'è un grafico in gamba, che vuol dare una mano, questo è il momento giusto.

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venerdì 11 luglio 2008

Trattato di Lisbona for dummies - prima parte

Girano strane voci in rete. Alcune di queste si riferiscono ad un fantomatico accordo siglato segretamente, lontano da occhi indiscreti, in Portogallo. I toni non sono dissimili da quelli che si utilizzerebbero per il Codice da Vinci.

Trattato di Lisbona

A noi non piace prendere per buona qualsiasi cosa ma, come un alpinista dalla borraccia vuota, amiamo dissetarci solamente alle fonti.

E così eccolo, il famigerato Trattato di Lisbona.
Byoblu.Com lo ha scaricato per voi, sia la Gazzetta Ufficiale C306 che una sua versione più sistematica.

Settanta articoli per riscrivere la Costituzione Europea, che dovrebbero entrare in vigore dal 1° gennaio 2009. Sottoscritti da un certo signor Prodi, così almeno sembra evincersi dal frammento che reca la firma autografa a nome del Presidente della Repubblica Italiana.

Con questo articolo cominciamo ad esaminarlo, alla ricerca dei passi più significativi.

All'articolo I-2 si inizia bene: "L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a una minoranza. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini."

E ancora, all'Articolo I-3: "L'Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli."


All'Articolo I-41, però, si dice chiaramente che la pace si persegue aumentando la capacità militare: "La politica di sicurezza e di difesa comune comprende la graduale definizione di una politica di difesa comune dell'Unione. [...]
Gli Stati membri mettono a disposizione dell'Unione, per l'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune, capacità civili e militari per contribuire al conseguimento degli obiettivi definiti dal Consiglio. Gli Stati membri che costituiscono tra loro forze multinazionali possono mettere anche tali forze a disposizione della politica di sicurezza e di difesa comune.
Gli Stati membri s'impegnano a migliorare progressivamente le loro capacità militari. È istituita un'Agenzia nel settore dello sviluppo delle capacità di difesa, della ricerca, dell'acquisizione e degli armamenti (Agenzia europea per la difesa), incaricata di individuare le esigenze operative, promuovere misure per rispondere a queste, contribuire a individuare e, se del caso, mettere in atto qualsiasi misura utile a rafforzare la base industriale e tecnologica del settore della difesa, partecipare alla definizione di una politica europea delle capacità e
degli armamenti, e assistere il Consiglio nella valutazione del miglioramento delle capacità militari.
"

Insomma, militarizzarsi per bene. Del resto ieri, nel suo intervento di apertura alla presidenza del semestre europeo francese, Sarkozy ha richiesto con forza una politica militare europea.

L'Articolo I-47 da ai cittadini una chance di levare la propria voce: "Cittadini dell'Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l'iniziativa d'invitare la Commissione, nell'ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell'Unione ai fini dell'attuazione della Costituzione. La legge europea determina le disposizioni relative alle procedure e alle condizioni necessarie per la presentazione di una iniziativa dei cittadini, incluso il numero minimo di Stati membri da cui devono provenire."

Il problema è che dobbiamo essere almeno in un milione, e non dobbiamo essere tutti italiani, ma essere distribuiti in un numero minimo di stati membri differenti. Quanti esattamente? Non si sa. Ce lo diranno...

Con la parte del trattato che passa sotto al nome di Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione cominciamo a sentirci un po' più rinfrancati.

Articolo II-61: "La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata."

Articolo II-62:
"1. Ogni persona ha diritto alla vita.
< 2. Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato.
"

Finalmente, all'Articolo II-71 fa la sua timida comparsa la libertà di espressione e di informazione: "
1. Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.
 2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.
"

Bene. Chissà come rientra questo principio nelle posizioni di quei magistrati che ultimamente hanno preso a oscurare blog italiani in nome del reato di Stampa clandestina?
E chissà come intende l'Europa affrontare il caso di Europa7, emittente che vinse la gara di assegnazione di frequenze tutt'ora occupate da Rete4?

L'Articolo II-72 recita: "Ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione a tutti i livelli, segnatamente in campo politico, sindacale e civico, il che implica il diritto di ogni persona di fondare sindacati insieme con altri e di aderirvi per la difesa dei propri interessi."

Avere la libertà di riunione pacifica, segnatamente in campo politico, significa che non si può impedire una gita su Roma. Qualcuno, con evidente spirito antieuropeo, ha tuttavia posto il veto per la scampagnata del 25 luglio 2008. A meno che non vogliamo considerare risciò e biciclette al pari di carri armati e affini, come la mettiamo?

IMPORTANTE: per tutti quelli che vogliono sbattere fuori i ROM dai nostri confini, l'Articolo II-79 chiarisce definitivamente il concetto: "Le espulsioni collettive sono vietate." Chiaro?

All'Articolo II-80 ce n'è anche per Berlusconi, Napolitano, Schifani e Fini: "Tutte le persone sono uguali davanti alla legge."

Il problema qui è di terminologia, dicendo persone si lasciano colpevolmente fuori gli dei. Da qui il Lodo Alfano.

L'Articolo II-81 invece se la prende con il povero Maroni, il quale poverino fa le leggi senza conoscerle: "
1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale.
 2. Nell'ambito d’applicazione della Costituzione e fatte salve disposizioni specifiche in essa contenute, è vietata qualsiasi discriminazione in base alla nazionalità.
".

Ooops.. le impronte digitali? Si scherzava, via! Non fa niente: perdiamo pure tempo. Tanto non abbiamo criticità da risolvere.

L'Articolo II-91 la fa grossa. Titolando Condizioni di lavoro giuste ed eque, recita: "
1. Ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose.
 2. Ogni lavoratore ha diritto a una limitazione della durata massima del lavoro, a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a ferie annuali retribuite.
"

Chissà se in quella limitazione della durata massima del lavoro rientra il piano di incentivazione selvaggia degl straordinari. E chissà come si può applicare questo articolo all'ecatombe quotidiana di lavoratori italiani.

L'Articolo II-107 dimostra come il disegno di legge blocca processi sia delirante: "[...]Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente e entro un termine ragionevole da un giudice indipendente e imparziale, precostituito per legge.[...]"

Questo significa che chiunque veda il proprio processo bloccato a causa della famigerata norma potrà presentare ricorso. Così, oltre ai soldi spesi per l'istruttoria e il dibattimento, chi paga le tasse dovrà sborsare anche le spese per risarcire i cittadini defraudati del loro diritto costituzionale.

Con l'Articolo III-167 dimostriamo ancora una volta di non saper neanche leggere: "Salvo deroghe previste dalla Costituzione‚ sono incompatibili con il mercato interno‚ nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri‚ gli aiuti concessi dagli Stati membri‚ ovvero mediante risorse statali‚ sotto qualsiasi forma che‚ favorendo talune imprese o talune produzioni‚ falsino o minaccino di falsare la concorrenza."

Non sono un giurista, ma qualcosa mi dice che il prestito ponte da trecento milioni di euro all'Alitalia rappresentasse una violazione dell'articolo precedente.

Con il prossimo articolo si riparte dalla Politica Economica e Monetaria. Non cambiate blog.

Fine prima parte



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sabato 10 maggio 2008

E' nata Current.Tv. L'inizio di una nuova era?

E' nata Current.tv.

Il mondo dei media tradizionali e del grande business mediatico si affacciano sulla video-informazione distribuita, quella inventata da YouTube.
Presidente: Al Gore, ...quello che vuole salvare il mondo.

Prima nazione di lingua non inglese: l'Italia!

Qualcuno ha chiesto ad AlGore perchè ha cominciato proprio da noi. Beh: ve lo dico io.

C'è una tendenza generale dei giovani a spostarsi sul web, abbandonando la televisione tradizionale a favore di contenuti autoprodotti. Non dovrebbe stupire il fatto che i ragazzi italiani siano primi in classifica. Probabilmente qui, nel paese del conflitto d'interessi, del duo-monopolio Rai/Mediaset, dove si pagano 300.000€ al giorno per inibire Europa7 dal trasmettere sulle SUE frequenze, c'è più bisogno che altrove.

Come funziona? Ci si iscrive e si cominciano a postare contenuti, autoprodotti o presi dal web. La gente li vota, e se piacciono (dopo avere comunque passato il filtro della redazione) vengono passati sul canale 130 di Sky, tra le 18.00 e le 24.00. Si parla anche di un compenso economico, ma al momento non è quantificato.

Il filtro della redazione corre il rischio di essere una riedizione della tradizionale censura, è vero. Potrebbe essere superfluo, visto che è la gente che vota: statisticamente i contenuti volgari oppure offensivi subiscono una naturale declassazione. Forse non siamo ancora pronti a questo tipo di libertà.
Ma le cose cambiano in fretta.

Non potevo non esserci, mi sono creato un profilo su Current.Tv e si è aperta una discussione accesa sui temi che su questo videoblog si conoscono bene.

Per l'occasione ho riconfezionato "Democrazia for Dummies - Il Bigino", un corso accelerato sulla storia e l'evoluzione delle forme di governo, che aiuta a comprendere quali sono i fondamenti di una Democrazia moderna e liberale. Se avete venti minuti vi invito a guardarlo e a diffonderlo, perchè è da lì che parte tutto. Sono quelli i principi che dobbiamo difendere.



Prossimo intervento: Sgarbi afferma che Biagi non sia stato cacciato, Biagi non è dello stesso parere.
Chi dei due avrà ragione?

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sabato 26 aprile 2008

V2Day a Torino. L'ovvio e l'evidenza

Anche se alcune testate di disinformazione si sono fatte arbitrariamente uno sconto di oltre due terzi, ieri a Torino in piazza San Carlo c'erano oltre 149.000 italiani.


Guarda il video


Per contro, nella piazza che si voleva far passare come rivale non si trovava che uno sparuto gruppetto di mille, forse millecinquecento persone. Gli altri sono venuti tutti a festeggiare insieme a noi.
E a firmare. Firmare un referendum. Firmare da uomini liberi, da cittadini esercenti il loro diritto di essere parte attiva nei processi di trasformazione della loro polis. Un atto intrinsecamente politico.

La verità oggi, come sessant'anni fa, passa dalle piazze. Non più dalla stampa, tempio di mercenari, papponi industriali e meretrici scribacchine.
La verità passa, flebilmente ma instancabilmente, dalle labbra di chi ancora si ostina a non ignorarla, a volerla comunicare.
Talvolta perfino l'ovvio diventa confuso, nascosto tra coltri di menzogne. Ma l'ovvio e l'evidenza sono fortunatamente legati da parentela stretta. L'uno non fa mai a meno dell'altra. L'ovvio è sempre evidente. A tutti. Basta guardarlo senza pregiudizi: salterà agli occhi immediatamente. Un momento prima di cercare di essere interpretato, strumentalizzato.

E' ovvio, per esempio, che nessuno paga qualcun'altro per andare contro ai suoi interessi.
Quindi è evidente che l'informazione, fintanto che è finanziata dai partiti ed è posseduta dalle lobbies, non può essere libera. Questo è un male.

E' ovvio che Europa7 deve trasmettere, come risulta dagli atti di tutte le sentenze e dall'essersi aggiudicata le frequenze di Rete4, quindi è evidente che se dopo tanti anni ancora non le è concesso, nonostante le salatissime multe che l'Unione Europea comminerà all'Italia, questo non può che essere un male.

E' ovvio che la stampa non è autonoma, come risulta dalla continua manipolazione concordata e strumentale dei fatti. Un milione di persone scese in piazza al primo Vday, l'otto settembre scorso, valevano per il TG1 di gran lunga meno (pochi secondi) di un servizio sul mondo dei subacquei (qualche minuto) nell'edizione della sera. Quindi è evidente che l'Ordine dei Giornalisti non è una corporazione in grado di tutelare la correttezza e il pluralismo dell'informazione. Questo è ancora una volta un male.

Tre mali evidenti. Inconfutabili. Dimostrabili logicamente, con procedimento scientifico.
Tre referendum per cercare di risolverli.
Centocinquantamila persone soltanto a Torino, armate di penna e carta d'identità.

Pericolosi sovversivi, esponenti di una nuova corrente di pensiero denominata antipolitica, accomunati da un linguaggio volgare e capeggiati da un qualunquista maleducato.
Questa è la versione che i servitori dello status quo propinano per confondere l'ovvio.

Ecco il testo del discorso di Beppe Grillo alla piazza del V2DAY di Torino.

Quando si esce da un tunnel, la luce forte per poco rende quasi ciechi.
Stringiamo le palpebre e camminiamo più veloci, lasciamoci questo buio alle spalle.


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lunedì 15 ottobre 2007

Esiste davvero la Democrazia in Italia?

Si fa un gran parlare di democrazia. Tutti la invocano, a ragione o a sproposito.
Ci sentiamo di buon grado cittadini di una modernità che ha superato vecchie iniquità sociali, perlomeno quelle più vistose. Non esiste più la schiavitù, sono abolite le distinzioni sociali, la nascita ha meno importanza dei meriti...
Ma siamo proprio sicuri? Proviamo a dare un'occhiata sotto al cofano.

Democrazia for dummies




Le origini


aristotele Aristotele diceva che ci sono tre forme sane di governo: la monarchia, l'aristocrazia e la politìa. Ognuna di esse poteva degenerare nella sua equivalente forma corrotta. La monarchia poteva degenerare in tirannide; l'aristocrazia rischiava di scivolare nell'oligarchia, e la politìa (udite udite) poteva finire miseramente in democrazia.
Alt! La nostra cara democrazia sarebbe una forma degenerata di governo? Com'è possibile? Indaghiamo.




La monarchia (governo di uno solo).


La monarchia sappiamo cos'è. Considerata la prima forma di buon governo, la ritroviamo già al tempo degli Assiri, dei Babilonesi e degli Egizi, dove il monarca era considerato una vera e propria divinità, emanazione di una casta superiore, regnante per volontà stessa di Dio, talvolta Dio stesso. I suoi successori venivano scelti in via ereditaria, i suoi poteri erano assoluti e indiscutibili. Insomma il monarca era uno con cui era meglio non mettersi a discutere.


Anche per i romani l'imperatore regnava per diritto divino, ma il suo successore poteva essere scelto anche in maniera elettiva, a seconda delle convenienze politiche, e in ogni caso il Senato ne controbilanciava i poteri. I barbari, invece, erano molto più pratici e individualisti. Inizialmente il re era tale perchè comandava il corpo millitare; solo in seguito si trasformò anche in una guida politica. Con Carlo Magno ecco tuttavia riapparire il concetto di investitura divina, ma grande potere avevano anche i nobili proprietari terrieri. D'altronde non esiste tetto che non sia sostenuto dalle travi.

Mano a mano che la complessità del tessuto sociale cresceva, ecco che in Francia, in Spagna e in Inghilterra appare la monarchia assoluta, dove il monarca ha pieni poteri ma è anche abile equilibrista nel tutelare gli interessi della nobiltà, della borghesia, dei centri cittadini, dei feudi che ancora regnano nelle campagne. Insomma il re gestisce l'apparato burocratico, fa da arbitro e controlla un forte esercito centrale a tutela dei sudditi. Oggi resistono ancora poche monarchie assolute: in Europa c'è solo il Vaticano (che però è una monarchia assoluta elettiva - il papa viene eletto dai Cardinali), nel vicino medio oriente c'è l'Arabia Saudita. Poco altro.

L'inghilterra è la prima a dotarsi di una carta costituzionale, la Magna Cartha, aprendo così l'era della monarchia costituzionale, dove il potere del re è limitato da quello dei parlamenti.

La monarchia sembra una brutta cosa, ma evita anche molti problemi. Affidando ad una sola persona le decisioni, si evitano infatti discussioni infinite e immobilismi continui (pensate ai sindacati). Ma cosa succede quando il monarca, colto da manie di grandezza, non riesce più a contenersi e vuole fare tutto da solo?
Ce lo spiega Vittorio Alfieri in Della Tirannide: « Tirannide indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.».


La tirannide solitamente è esercitata da una sola persona, altrimenti detta despota, o dittatore. In alcuni casi i tiranni sono più di uno: famoso il governo dei trenta tiranni, che vide la luce ad Atene nel 404 a.c.




L'aristocrazia (governo dei migliori).


Con l'aristocrazia si comincia a ragionare. Il governo non è più affidato ad una sola persona, con il rischio di ritrovarsi un tiranno, ma è suddiviso tra più persone. Chi? Semplice: le persone migliori. Aristos in greco significa nobile, e nobile significa onorevole (vi dice niente?). Quindi la cosa pubblica è affidata ai migliori. Bene. Anzi, ottimo!
Al tempo!
La monarchia costituzionale, che abbiamo visto prima, può essere considerata una forma di aristocrazia: il parlamento che controlla il monarca era infatti composto da soli nobili, i quali avevano dunque il potere di controllare lo stato. La classe nobiliare era quindi il cuore dell'aristocrazia stessa, erano i migliori (i nobili, gli onorevoli) ad avere la possibilità di influenzare le decisioni del governo, di controllare lo stato.


La Costituzione Italiana, nel 1948, ha abrogato il valore civile dei titoli nobiliari, ma questo non significa che la nobilità, con il suo potere di esercitare una fortissima influenza, abbia all'improvviso cessato di esistere.


Ma, se la nobiltà come casta sociale esiste ancora, chi sarebbero allora i nobili di oggi?
Abbiamo detto che nobile significa onorevole e che i nobili siedevano in parlamento, allora i primi indiziati sono i nostri onorevoli. Mastella, D'Alema, Bertinotti, Berlusconi: eccoli qui, i nostri primi esponenti di una classe sociale privilegiata! E non solo loro, ovviamente, ma tutti quei personaggi che siamo abituati a vedere in televisione, di cui leggiamo quotidianamente sui giornali, che indirizzano il pensiero delle masse, che orientano il corso politico della Repubblica con l'esercizio dell'autorevolezza che viene loro dalle apparizioni pubbliche nei salotti del duemila (Porta a Porta, Matrix, il Costanzo Show), che comprano consensi con il potere di scambio che gli viene dall'equilibrio dei poteri forti, dalla difesa degli interessi reciproci. I nobili, gli onorevoli, gli aristocratici di oggi sono i vari Mentana, Sgarbi, Ferrara, Della Valle, Montezemolo, Vespa, Feltri, i criminologhi, gli psicologi con il dono dell'ubiquità, onnipresenti su più talk shows contemporanei ...la lista fatela pure voi. Sono quelli che spesso hanno famiglie facoltose, influenti: pochissimi entrano nell'elite partendo dal nulla.
Del resto anche il retroterra culturale li avvantaggia. Sono quelli che hanno accesso alle feste più esclusive. Quelli che si fanno mandare le cravatte su misura due volte l'anno (poi gliele rubano, come è successo al Presidente della Camera). Quelli con cui per quanti sforzi facciate non riuscite a parlare, se non per un'atto di clemenza e per pochi brevi istanti di cui serberete il ricordo a lungo. Sono quelli che fanno tutto, ricoprono tutti gli incarichi, danno opinioni su qualsiasi cosa, sono esperti di tutto e sembra che abbiano una cultura e una sensibilità illimitate. Sono quelli che prendono i voli di stato con familiari e amici, quelli che ordinano una cassa di pesce fresco e se la fanno recapitare per cena con un'aereo della Guardia di Finanza. Sono quelli che fanno una telefonata e tutti si mettono a disposizione. Insomma, avete capito.
Del resto, è Salvatore Quasimodo, nel suo discorso al Nobel per la letteratura, nel 1959, a dire: "Ma, a sua volta, è libero il politico? No. Infatti, sono le caste che lo assediano che decidono le sorti di una società e agiscono anche sul dittatore. Intorno a questi due protagonisti della storia non liberi e avversari circolano e si avventano le passioni e non c’è quiete che durante una rivoluzione o una guerra: la prima portatrice di ordine e l’altra di confusione."


Si presuppone che un'aristocrazia, visto che governa in quanto composta dagli individui migliori, ovvero i più colti, i più preparati ad affrontare questioni complesse, sia una buona soluzione per la guida di uno stato. Ma quel'è il lato B, la faccia nascosta della luna?
L'Aristocrazia può degenerare in oligarchia, ovvero un governo non dei migliori, ma un governo di una minoranza, di pochi. Nella tradizione del pensiero filosofico greco l'oligarchia è una forma di governo cattiva, perché "quei pochi esercitano il potere indebitamente, o in quanto non ne hanno il diritto o in quanto lo fanno violando le leggi o, infine, in quanto lo esercitano favorendo gli interessi particolaristici a scapito di quelli della comunità".


Seguitemi che siamo quasi alla fine




Politìa (governo di molti).


Ecco che ci avviciniamo alla nostra meta. Ne sento già il profumo. Ma prima bisogna passare alla politìa.
La politìa mette finalmente il potere nelle mani del popolo, ma non proprio di tutto il popolo. Diciamo di un terzo del popolo, ovvero di tutti gli abitanti che non siano schiavi, che non appartengano al sesso femminile e che siano cittadini a tutti gli effetti (nel caso di Atene, che avessero entrambi i genitori ateniesi). Questo perchè per Aristotele non tutti potevano definirsi cittadini completi. Non i lavoratori manuali, come ad esempio gli artigiani o gli operai, nè i forestieri. Tutti coloro che ne avevano diritto, esercitavano il potere mediante meccanismi di sorteggio e di rotazione. Poteva funzionare bene in quanto le città-stato raramente superavano i centomila abitanti.


Oggi, con decine di milioni di persone, sarebbe improponibile. A meno che non la smettessimo di utilizzare internet per cercare le donnine nude ma iniziassimo a sfruttarne l'enorme potenziale. A giudicare dal blog di Mastella, utilizzato esclusivamente per lagnarsi come un triste e moderno Calimero, in Italia di strada da fare ce n'è ancora tanta. Di Pietro timidamente sporge il crapino elettronico su YouTube e su SecondLife.


Ma cosa succederebbe secondo Aristotele se, anzichè scremare i cittadini che hanno diritto a partecipare della vita politica, conferissimo a tutti tale diritto, indiscriminatamente?
Allora la politìa si trasformerebbe nella sua forma degenerata, udite udite: la democrazia!


Bene, ci siamo arrivati! La democrazia non è che una forma corrotta di politìa. E perchè mai? Perchè il potere gestito dalla massa è succube della demagogia: condurre, trascinare il popolo. Demagogia indica un comportamento politico incline ad assecondare le aspettative della gente, sulla base della percezione delle loro necessità. Il demagogo utilizza frasi retoriche per formulare promesse inconsistenti al fine di conquistare consensi, "facendo spesso leva su sentimenti irrazionali, ed alimentando la paura o l'odio nei confronti del nemico o dell'avversario politico. In altri termini, la demagogia è l'attività del politico che, in vista del proprio favore, spinge il popolo a fare qualcosa contro il suo stesso interesse, sviando la percezione delle necessità reali".


Insomma, ecco svelata la natura antica delle accuse che l'aristocrazia di oggi muove al cosiddetto movimento qualunquista di questi ultimi tempi. Sarebbe insito nella definizione stessa di democrazia aberrare; allontanarsi errando; cadere preda di forme persuasive già previste alcuni millenni orsono.
E, cosa peggiore di tutte, lo sapete qual'è l'happy end della demagogia secondo Aristotele? Non c'è scampo: o la tirannide, o l'anarchia!


Come se ne esce? Domanda interessante.
I Democratici Diretti sostengono che il popolo deve avere la prima parola ed anche l'ultima. In Italia, movimenti di democrazia diretta stanno formando liste di candidati fra tutti gli iscritti che si vogliono proporre. Quelli che usciranno vincitori alle primarie e dovessero andare in parlamento, sarebbero vincolati a votare in base alla volontà popolare, di volta in volta espressa via sms. Interessante. Ma che cosa accadrebbe se lasciassimo che una parte dell'elettorato, presa tra quegli individui che non hanno un'alta concezione della moralità nè una preparazione di base sufficiente, fosse chiamata ad esprimersi in merito a questioni etiche dai risvolti complessi e delicati? Un esempio su tutti: la questione degli embrioni. Così, sui due piedi, personalmente ho delle forti perplessità.
In Svizzera una forma di democrazia diretta è già vigente. Il popolo ha il potere non solo di presentare una proposta di legge, ma anche di porre il veto ad una legge promulgata dal governo. Se in Italia ci avessero chiesto cosa pensavamo dell'indulto, forse oggi non avremmo buttato tanti soldi per riacciuffare gente che era già dentro. Previti però sarebbe in galera, e questo Aristotele non poteva prevederlo.


Da noi, in ogni caso, vige la democrazia indiretta.
Ma cosa c'è sotto al cofano di una democrazia? Perchè mai adesso dovrebbe funzionare meglio?
Vediamo cos'hanno escogitato i nostri padri.



La democrazia moderna


Le democrazie liberali si fondano sulla competizione tra candidati e sul meccanismo della delega tramite elezioni. Il principio della rappresentanza, alla base di tutto il marchingegno democratico, fu proposto tra i primi da John Stuart Mill.
La nostra è dunque una democrazia indiretta: deleghiamo qualcuno a rappresentarci e poi non abbiamo più potere su come egli ci rappresenti. Se vuole fare una leggina per aumentarsi lo stipendio, può farlo. Come dite? Chi mai sarebbe così opportunista? Ah.. era sarcastico, scusate.


Per cercare di limitare i danni, si è cercato nel tempo di stabilire alcuni princìpi. Innanzitutto chiunque ha diritto al voto, tanto poi perde subito questo diritto subito dopo la scelta dei candidati iniziali (e i partiti hanno lavorato sodo per ridurre anche questa scelta a una mera forma priva di effetti concreti: tu metti la X, il nome lo mettiamo noi). Poi abbiamo il primato della costituzione, e la separazione dei poteri.
Chi fa le leggi (potere legislativo) non può essere la stessa persona che le fa rispettare (potere esecutivo), e ci dev'essere un terzo ancora a interpretare la legge per dirimere le contese nei casi concreti (potere giudiziario).


Oltre a questi assunti di base, nel tempo si è visto che uno stato laico dava poi migliori garanzie di libertà. Aiutava giusto ad evitare di essere inquisiti, torurati, bruciati. Sembra poco, ma anche quello serve! All'estremo opposto del principio di laicità dello stato si trovano le teocrazie, posticini non raccomandabili dove la legge è legge e non si discute, anche perchè una battaglia dialettica con Dio è persa in partenza.


C'è poi un altro potere, dal quale in Italia per fortuna siamo completamente scevri: il cosiddetto quarto potere. La stampa, la radio, la televisione, i media insomma. Garantire un'informazione libera sembra essere determinante per una democrazia con i fiocchi e i controfiocchi. Perchè? Perchè in caso contrario i cittadini non avrebbero la possibilità di formarsi un'opinione basata su fatti concreti e non su manipolazioni degli stessi. Decisioni prese grazie a informazioni manipolate sono quasi sempre decisioni sbagliate, e in ogni caso frutto di una truffa, di propaganda.
In Italia, come dicevo, per fortuna abbiamo alfieri della democrazia che tengono alla lontana i fantasmi del quarto potere. Emilio Fede (TG4), per esempio, o Mauro Mazza (TG2); ma l'elenco potrebbe continuare.
Sarà per questo che l'Italia, nella classifica mondiale dei paesi ordinati secondo il grado di libertà di stampa, dal più libero al meno libero, si classifica quarantesima, dopo Panama, Mali, Francia, Bulgaria, Jamaica, Lituania etc etc?
A proposito... lo sapete che nel nostro paese c'è una televisione fantasma che, nonostante abbia tutte le carte in regola, le autorizzazioni e le sentenze della Corte Costituzionale a suo favore, continua a non poter accendere i suoi ripetitori? Si chiama Europa7, e dovrebbe utilizzare le frequenze di Rete4, che dal 1999 non ha la concessione per trasmettere.


I cittadini di una democrazia liberale hanno inoltre alcuni diritti, i cosiddetti diritti di cittadinanza. Dovreste conoscerli, visto che ce li avete (confermate?), ma ricordiamoli pure qui:



  • Diritti civili (dal XVIII secolo): libertà della persona, libertà di parola, pensiero e fede, diritto alla proprietà, diritto di concludere contratti, diritto alla giustizia;


  • Diritti politici (dal XIX secolo): diritto a partecipare al processo politico come membro di un corpo investito di autorità politica o come un elettore dei membri di tale corpo;


  • Diritti sociali (dal XX secolo): diritto a un minimo di benessere economico e sicurezza, diritto di vivere secondo gli standard prevalenti nella società;

Bastano tutte queste clausole a garantirci dai furbacchioni? Manco a dirlo, qualcuno sostiene di no! E non è solo Beppe Grillo, prima di lui qualcun altro ha manifestato una lieve insofferenza nei confronti dei partiti politici, e non solo.



L'anarchia (senza governo)


Pierre Joseph Proudhon Parliamo di Pierre-Joseph Proudhon, che durante la prima metà dell'ottocento ha iniziato per primo a parlare dell'anarchia non solo in termini dispregiativi, ma conferendole lo status e la dignità di una vera forma di convivenza civile.


Anarchia significa letteralmente senza e governo, o più appropriatamente: senza dominio.
Diceva Proudhon: « L’anarchia è una forma di governo o di costituzione nella quale la coscienza pubblica e privata, formata dallo sviluppo della scienza e del diritto, basta da sola a mantenere l’ordine ed a garantire tutte le libertà. »



Ecco cosa pensava Proudhon dei partiti: « Tutti i partiti senza eccezione, nella misura in cui si propongono la conquista del potere, sono varietà dell'assolutismo ». Vi ricorda qualcosa, o qualcuno???
Qualche altra sua massima: « Il governo sull'uomo da parte dell'uomo è la schiavitù »; « Chiunque mi metta le mani addosso per governarmi è un usurpatore e un tiranno: io lo proclamo mio nemico ».


Se state pensando che avete risolto tutti i vostri problemi, perchè l'anarchia fa al caso vostro, state attenti. Il suo pensiero fu considerato inapplicabile e per questo quello che ipotizzò fu definito "socialismo utopistico", ovvero che non esiste in alcun luogo.




Conclusioni parziali


Per esaminare più a fondo la complessità della materia, non basterebbe un corso universitario. Pensate che ci sono addirittura teoremi che dimostrano come non sia possibile un sistema di votazione elettorale che garantisca di rispettare tutti i requisiti necessari che ci attenderemmo. Per colpa di un certo Jean-Antoine-Nicolas Caritat, marchese di Condorcet, matematico, economista, filosofo e uomo politico francese del settecento, per esempio ora sappaiamo che il sistema di voto preferenziale con doppio turno si presta ad essere abilmente adulterato. Come? Se vi interessa il cosiddetto Paradosso di Condorcet, fatevi un giro su Wikipedia, oppure scrivetemi che ci facciamo un bel videopost.


Per l'intanto, libertà di stampa o meno, mi sento di farvi doverosamente osservare che per ottenere che chiunque abbia la possibilità di esprimersi senza essere bruciato sul rogo (come per esempio io in questo momento), milioni di persone nella storia hanno dato la vita. Fiumi di sangue hanno attraversato campagne, pianure e città prima di asciugarsi al sole di una nuova alba.
Forse, anzi indubbiamente, non abbiamo ancora raggiunto la perfezione, ma non lamentiamoci troppo, perchè c'è chi sta peggio.


Rimbocchiamoci piuttosto le maniche, perchè è giunto anche per noi il momento di raccogliere l'eredità di Aristotele e aggiungere nuovi capitoli, anch'essi non definitivi, a questa affascinante storia.

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