le intuizioni ovvie di claudio messora

sabato 7 giugno 2008

La fine della pubblicità.


La pubblicità funziona al contrario di come dovrebbe. Le aziende contattano un personaggio e lo pagano per raccomandare un prodotto. L'unico motivo per cui il testimonial finge di adorare il prodotto sono i soldi. Tanti soldi. Giuda si prese solo trenta denari ed ebbe il buon gusto di impiccarsi. Claudio Lippi invece sponsorizza con un sorriso a 64 denti una linea di credito al consumo per i pensionati. E non si impicca. Hanno già indebitato tutta la nostra generazione, ora vogliono spennare anche il nonno.

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I testimonials degli spot sono in conflitto di interessi per definizione. Sono intrinsecamente corrotti. Ti tendono il palmo aperto di una mano, chiedendoti ti fidi di me? mentre con l'altra prendono la mazzetta alla luce del sole. Il lato agghiacciante è che noi ci fidiamo. Sappiamo che è per finta, ma ci fidiamo perchè tutto quello che esce da quella scatola colorata è reale. Siamo in una società di papà buoni che ci prendono per mano, rassicurandoci, spingendoci a consumare mentre le nostre tasche si alleggeriscono e le loro si riempiono. I prodotti costano dieci, mille volte di più. Bisogna rientrare dei costi promozionali. Milioni di euro che non sono le aziende a pagare, non li pagano i media che affittano costosissimi angoli cottura mediatici a prezzi da usura. Tanto meno li pagano i tele delatori a contratto. Li paghiamo noi.

La pubblicità deve cambiare. Deve nascere la pubblicità 2.0. Deve funzionare esattamente al contrario, cioè nella maniera giusta. La gente deve scrivere, raccontare, promozionare pubblicamente quali sono gli oggetti, le marche, i prodotti che utilizza abitualmente. Lo deve fare non perchè questi beni/servizi beneficiano di campagne promozionali da PIL di un paese del terzo mondo, ma perchè sono migliori. Le aziende devono reinvestire le risorse che non spendono in dissanguanti telelavande mentali. Per costruire e vendere prodotti migliori. Per assumere. Creare posti di lavoro.

Al posto degli spot bisogna stampare e distribuire il Gazzettino degli oggetti e dei servizi, pubblicazione periodica dove si da notizia di nuovi prodotti, descritti in base alle loro caratteristiche reali. Non vogliamo più tette e capelli biondi sugli spot delle utilitarie. Non vogliamo più modelle con telefonini in mano. Non vogliamo più essere convinti a fare qualcosa dal messaggio subliminale sotteso da ogni spot: comprati questo e scoperai anche tu.

Vogliamo solo quello che ci serve e lo vogliamo ad un costo sostenibile.
I creativi, abili manipolatori esperti di psicologia e programmazione neurolinguistica, che non producono nulla di concreto ed utilizzabile, i professionisti della menzogna, devono smetterla di prenderci per il culo e cercarsi un lavoro vero. Accogliamoli in un centro di riabilitazione per malati affetti da Pseudologia Fantastica



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