le intuizioni ovvie di claudio messora

mercoledì 7 maggio 2008

Berlusconi editore liberale o illiberale?

Dobbiamo ammetterlo: Silvio Berlusconi è un grande comunicatore.
Quando parla, risulta convincente! Usa scrivere con una penna su un foglio di carta, anche se spesso la telecamera inquadra scarabocchi senza senso, al solo scopo di trasmettere un senso di sicurezza, come a dire sono perfettamente in grado di governare la situazione, e in questo modo ricrea l'illusione di basare i suoi ragionamenti su dati precisi.
Fa battute per intrattenere i suoi interlocutori; la butta sul calcio per portare il clima su una più cordiale e goliardica atmosfera da bar.

Sì, Silvio Berlusconi, a differenza di molti altri leader, sa il fatto suo. E i risultati di certo lo premiano.


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Ma alle sue affermazioni corrispondono sempre fatti concreti? Prendiamone in considerazione una. L'avrete di certo sentita, dato che ama ripeterla spesso.

"Io sono l'editore più liberale che sia mai comparso sulla scena editoriale italiana. Lo domandi a tutti i direttori e i giornalisti di Mediaset e della Mondadori. Si ricordi cosa disse Montanelli."

Bello. Sembra un sogno. Tuttavia, siccome per essere cittadini liberi dobbiamo prima di tutto essere cittadini informati, abbiamo il dovere di verificare tale affermazione.
E allora, visto che i giornalisti non sembrano interessati a questa verifica, facciamola noi, facciamola insieme.
Andiamo a chiedere a Montanelli, di cui Berlusconi è stato editore, se quello che dice il nostro premier è vero.

Io ho conosciuto due Berlusconi. Il Berlusconi imprenditore privato che comprò il Giornale (e noi fummo felici di venderglielo perchè non sapevamo come andare avanti) su questo patto: "Tu Berlusconi sei il proprietario del giornale; io, direttore, sono il padrone del Giornale, nel senso che la linea politica dipende solo da me."
Questo fu il patto fra noi due.

Quando Berlusconi mi annunziò che si buttava in politica io capii subito quello che stava per succedere. Cercai di dissuaderlo, d'accordo (ecco, questo è un piccolo segreto che rivelerò) con Confalonieri e con Gianni Letta: nemmeno loro volevano che il Cavaliere entrasse in politica, ma tutto fu inutile! Dal momento in cui lo decise, mi disse: "ora il giornale deve fare la politica della mia politica". E io gli dissi "non ci pensare nemmeno".

Allora lui riunì la redazione, come ha raccontato Travaglio, e gli disse "d'ora in poi il giornale seguirà...", e questo lo fece a mia totale insaputa, disse: "d'ora in poi il giornale farà la politica della mia politica. In quel momento me ne andai.. Cosa dovevo fare?

[...] Non dico che sia colpa di Berlusconi. Fa parte del ritratto di Berlusconi. Come imprenditore privato io credo che sia un grosso imprenditore, anche comprensivo, intelligente, eccetera. Come capo politico è quello che io ho conosciuto in quei brutti giorni in cui scorrettamente, nella maniera più scorretta e più volgare, saltandomi, lui radunò la redazione del giornale per dirgli "qui si cambia tutto", all'insaputa del direttore.

Se questo sembra a Feltri un modo di procedere, diciamo, democratico e civile, è affar suo.

(Indro Montanelli)


Vorrei che tutti, elettori di centrodestra, elettori di centrosinistra e astensionisti, commentassero con onestà e spirito costruttivo questo spunto di riflessione.
Questo non è un tribunale, è solo una piazza. Siete tutti i benvenuti!

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