le intuizioni ovvie di claudio messora

sabato 7 febbraio 2009

Google Latitude: stiamo venendo a prenderti!

Google Latitude Big Brother
Stiamo venendo a prenderti!

Istruzioni per l'uso:
   1. guardare il video
   2. sincronizzare l'ascolto con la lettura del testo sottostante.


 Google Latitude Big Brother è una nuova funzionalità di Google Maps del Nuovo Ordine Mondiale che puoi attivare solo su richiesta, e ti consente di condividere la tua posizione con amici e parenti, oltre naturalmente ai server di Mountain View che all'occorrenza potrebbero essere consultati dalla CIA, o magari fornire preziose indicazioni sui tuoi spostamenti, a fini statistici, politici o commerciali (Facebook docet).

 Per iniziare, manda un invito a
metti sotto controllo un amico, o accetta fatti tracciare se vieni invitato. Anche dopo avere accettato gli inviti, continuerai a mantenere il pieno controllo della tua privacy., che non esclude tuttavia la registrazione di tutti i tuoi movimenti nella banca dati del più grande colosso della rete, lo stesso che intercetta tutte le conversazioni di posta elettronica scambiate da e verso gli utenti di Gmail, analizzandone il contenuto a fini commerciali, e conservando tutto in eterno. Al confronto, i tabulati di Genchi sono album di figurine della Panini.

 Vediamo come funziona Google Latitude
Big Brother.
 Accedo al mio account Voi iniziate a pedinarmi, e aggiungo qualche amico dai contatti di Gmail e io inizio a comportarmi come un virus liberticida, cercando di infettare chi mi considerava un amico. Quando i tuoi ex amici accettano l'invito, potrai vederli sul tuo cellulare. E noi inizieremo finalmente a pedinare anche loro.

 Ad esempio: questo è Ali Abdul Karim Nabil Suleiman. A quanto pare, è andato a trovare la sua famiglia al Cairo è andato a bloggare in un parco del Cairo, definendo il Presidente Mubarak un faraone dell'Antico Egitto. Per fortuna, grazie a Google Latitude Big Brother, sapendo dov'era la polizia lo ha arrestato ed è stato condannato a quattro anni di prigione, dopo un processo di soli cinque minuti.

 Alice invece è in Australia, a fare surf come al solito, beata lei!
è andata a trovare tre ragazzi che conosceva da un sacco. In seguito, è venuta a sapere che la MIPI - Music Industry Piracy Investigations - li accusava di scambiare illegalmente brani musicali sulle reti P2P. Siccome erano tra gli amici di Alice su Facebook, e le avevano da poco scritto un messaggio in bacheca invitandola a venirli a trovare, grazie al fatto che Alice aveva installato Google Big Brother sul suo perafonino, la MIPI ha potuto seguire i suoi spostamenti ed è riuscita finalmente ad arrestare i tre delinquenti, con un'operazione di polizia digitale agile e indolore. In punta di click.

 Mamma e papà devono essere finalmente rientrati dalle vacanze. Li avevo sentiti da poco, grazie a GMail. Pensate: mi avevano scritto lamentandosi del fatto che nel villaggio turistico non si vedeva il TG4. Mamma in special modo confessava di non vedere l'ora di sprofondarsi in poltrona e accendere la televisione...
Forse per questo non gli succederà niente, e continueranno in tutta tranquillità la loro vita di sempre, senza alcun fastidio.

 E loro... sono andati a giocare a tennis qui vicino a giocare a "brucia l'indiano" alle panchine della stazione. Magari dopo li raggiungo. Così, mentre informo i miei amici in tempo reale su Twitter, potrei accompagnare all'ospedale gli extracomunitari superstiti - tocca sempre a me rimettere a posto i giocattoli.
 Tra l'altro non so perché, ma è già la seconda volta che mi capita una strana coincidenza. Il medico non fa a tempo a spegnere il clandestino ancora avvolto dalle fiamme, prima di denunciarlo, che già arriva Maroni con un bel decreto di espulsione - come se qualcuno lo avesse già informato. Che faccia parte della nuova politica di riduzione dei consumi energetici? Mettono l'immigrato incandescente alla testa della carovana così non devono accendere le torce per illuminare il sentiero che attraversa il confine...

 Resta in contatto con i tuoi amici Consegna anche tu le ultime informazioni che ancora mancano al sistema sul tuo conto, grazie a Google Latitude Big Brother.

 Per iniziare ad utilizzare il servizio a farti tracciare, visita la pagina google.it/latitude dal browser del tuo telefono, o dal tuo computer.

 Google Latitude Big Brother.
Stiamo venendo a prenderti!

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venerdì 6 febbraio 2009

Sardegna: Candidato regionali oscurato da Facebook

Attenzione:
  In data 7 febbraio, il giorno dopo questo articolo, Facebook ha riattivato l'account di Giovanni Panunzio.
  Sono soddisfatto per il lieto epilogo.

La censura sui Social Network

 Siamo abituati a considerare il web come il più grande spazio di libertà mai apparso dopo l'invenzione del passaparola. Inneggiamo ai grossi social network come YouTube, Facebook, MySpace e alla nuova lampada di Aladino, che non manchiamo di sfregare quotidianamente nella speranza che la nostra chiave di ricerca apra la porta dei nostri desideri: Google. In realtà ci consegniamo mani e piedi ai giganti della rete.

 Quello che non passa in televisione, non esiste. Anche quello che l'azienda di Mountain View non riporta tra i risultati non esiste. Quando Google decide che il tuo sito web non è conforme e smette di indicizzarti, le tue visite crollano. Lo stesso ordinamento dei risultati risponde a precisi algoritmi. Gli algoritmi alzano o abbassano il tuo page rank, e gli algoritmi li fanno gli uomini. I navigatori sono pigri: molti non scrivono neanche più l'indirizzo di un sito nella barra di navigazione. Lo scrivono nel campo di ricerca di Google. Di recente, Google è stato irraggiungibile per buona parte della giornata. Nessuno trovava più niente. E' stato il panico: sembrava fosse scoppiata la terza guerra mondiale.
 Dimmi dove navighi e ti dirò chi sei. Google sa!

 YouTube è il simbolo della rivoluzione mediatica. Siamo passati dall'avere ognuno la propria televisione al fare ognuno la propria televisione. Ci sfidiamo a colpi di visualizzazioni, fieri dello sforzo e della fatica necessari a raggiungere cento, duecento, mille iscritti.
 YouTube siamo noi
. Il contenitore non è niente senza il contenuto. Eppure i canali svaniscono nel nulla, all'improvviso. Spesso senza una spiegazione. Ti colleghi e... puff! Cucù: il tuo profilo non c'è più! Un laconico messaggio ti informa che il tuo canale è stato sospeso per una generica violazione dei termini contrattuali. Se provi a contattare qualcuno, rimbalzi contro un muro di gomma. Non importa quanto lavoro, quanto tempo e quanti soldi ti siano stati necessari per riempire di contenuti il tuo spazio. Non importa quanto valore hai conferito al portale che ti ha ospitato, permettendogli di crescere, di acquisire popolarità e mercato. Non importa quanto sia importante per te la rete di contatti che hai sviluppato grazie al moltiplicarsi di iscritti ed amici. Il tuo asset non vale più niente. Non c'è nessuno con cui tu possa parlare. Hai perso tutto. E' come un videogame: ti fanno fuori e devi ricominciare da zero.

 Facebook è, secondo il Guardian, l'anagrafe della CIA. Firmiamo quotidianamente tonnellate di carta per garantire i nostri dati personali, in piena conformità con la legge sulla privacy. Poi ci consegniamo spontaneamente al più grande sistema di schedatura collettiva mai concepito. Non solo conferiamo tutti i nostri dati anagrafici senza battere ciglio, ma redigiamo una precisa mappa di tutti i nostri amici e di tutti i nostri parenti sparsi ai quattro angoli della Terra. Se un giorno ci venisse mai in mente di scappare, non ci sarà più una sola porta alla quale bussare senza trovare un lampeggiante pronto ad accoglierci. Al confronto, il marchio a fuoco sulla pelle degli ebrei era solo un maldestro esperimento. La Rai sarà costretta a cambiare nome a Chi l'ha visto, che si chiamerà Chi l'ha Taggato! Mi diverto sempre molto quando qualcuno crea un gruppo contro la schedatura di massa... E lo crea su Facebook!
 Ancora una volta, anche qui, il contenitore non è niente senza il contenuto. E ancora una volta, anche qui, il contenuto sparisce senza lasciare traccia. Mesi, anni di lavoro e dedizione per costruire la tua community... Un solo click per vanificare tutto. Nessuno con cui parlare. Porte e finestre sigillate. Se ti agiti, sbatti contro pareti imbottite di materassi.

 I grossi social network sono giocattoli divertenti, ma non affidategli la vostra vita. La libertà, quella vera, passa dai blog, dai nomi di dominio acquistati individualmente, dalle piccole piattaforme di blogging, meglio se gestite autonomamente. Libertà significa potersi gestire in maniera indipendente la propria lista di contatti, significa iscriversi alle newsletter, rispolverare la cara vecchia rubrica, importare gli indirizzi email.

 Dobbiamo imparare a mettere il blog al centro. Per chiudere un blog bisogna metterlo sotto sequestro. Sequestrare un blog fa notizia!
Invece da YouTube, da Facebook, perfino da Google si sparisce troppo facilmente, come sparivano i desaparecidos dalle madri e dalle mogli argentine, cilene, sudamericane.
 Come è sparito l'account di Facebook di Giovanni Panunzio, candidato Italia Dei Valori alle Elezioni Regionali della Sardegna, per la provincia di Cagliari.

  Riporto la lettera che mi ha inviato.

Lettera di Giovanni Panunzio a Byoblu.Com

Caro Messora,

 sono Giovanni Panunzio, fondatore di Telefono Antiplagio, comitato di volontariato che da 15 anni denuncia le truffe dei sedicenti operatori dell'occulto. Sono candidato in Sardegna, nella provincia di Cagliari, con Italia dei Valori.
 
 Fino a lunedi' 2 febbraio ero regolarmente iscritto su Facebook, dove avevo stabilito una serie di contatti molto utili per la mia campagna elettorale, tanto impegnativa quanto parsimoniosa. Credo che in una vera democrazia sia importante la forza delle idee, non del denaro. Ma quando ho pubblicato questo videomessaggio di 2 minuti http://www.youtube.com/watch?v=kSWiuReLN7A, sono stato letteralmente cancellato, senza alcuna spiegazione: non ho svolto alcuna attivita' di spam, ne' ho violato il regolamento di FB. Ho provato a chiedere delucidazioni, ma mi e' arrivata una risposta preconfezionata.

 Non so se e' una coincidenza o se qualcuno si e' attivato per censurarmi; fatto sta che ora, a pochi giorni dalle elezioni, mi ritrovo senza account e senza 600 contatti.
 Questo dovrebbe essere attualmente il mio spazio: www.facebook.com/people/Giovanni-Panunzio/1421304087. Ma, come vedi, appare ''pagina non trovata''. Questa invece e' la mail che ho inviato a Facebook il 2 febbraio, ai recapiti: disabled@facebook.com e warning@facebook.com.

Dear Facebook,
 you have blocked my account for a violation of your rules, indeed i have sent simply some messages to groups where i'm registered.
I did not know that this was not allowed. The system, maybe, has wrongly registered a spam activity. I'm really sorry for this trouble, and i ask you kindly the reactivation of my account.

Giovanni Panunzio telefono@antiplagio.org.


Per chi non sa l'inglese: "Caro Facebook, hai bloccato il mio account per una violazione delle vostre regole. A dire il vero, avevo semplicemente inviato qualche messaggio sui gruppi nei quali ero registrato. Non sapevo che non fosse permesso. Il sistema, forse, ha registrato per errore un'attività di spam. Sono molto dispiaciuto per questo problema, e vi chiedo gentilmente la riattivazione del mio account."

La loro replica non si e' fatta attendere. Ma, visto che mi chiedono di tradurre la mia lettera - gia' in inglese - in inglese, francese, tedesco, spagnolo e turco, e' evidente che e' una risposta automatica:

Hi,
 Unfortunately, at this time Facebook only provides customer support in English, French, German, Spanish, and Turkish.
 Please respond to this email with a translation of your question in one of our supported languages, and we'll respond as soon as possible.
 For security reasons, we also need you to write to us from the login email address associated with your account before we can assist you with your inquiry. We apologize for any inconvenience.
 Thanks for contacting Facebook,
 Fred
 User Operations
 Facebook


 Sarebbe questa la tanto decantata liberta' del web e dei social network? Permettimi di avere seri dubbi.
 Piu' che altro sembra tutto un grande tranello... che ti tiene d'occhio fino a quando non fai qualcosa di scomodo, che e' sempre meglio tagliare: non si sa mai che il manovratore si inalberi!
 LA RETE sta diventando sempre piu' una rete da pesca per chi esprime le proprie opinioni e sempre meno una rete per imbrigliare chi commette reati gravissimi.

 Ti ringrazio e ti faccio i miei complimenti.
 Giovanni Panunzio

panunzio@email.it
338.8385999

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giovedì 5 febbraio 2009

Il Diritto di Rettifica nel Web 2.0: trackback e blog reactions

Il diritto di rettifica nel Web 2.0
Contro il DDL 1415: trackbacks e blog reactions


 Non capisco più se lo fanno apposta o se davvero sono ignoranti. Inizio a propendere per la seconda ipotesi. Mentre Facebook e i social networks hanno ormai più iscritti delle anagrafi comunali, i nostri legislatori ragionano come se Garibaldi fosse appena salpato dallo scoglio di Quarto.

 Nel DDL 1415, al secolo il Disegno Di Legge sulle Intercettazioni, non bastava fare in modo che i delinquenti potessero parlare indisturbati, no. Serviva anche chiudere la bocca alle persone per bene.
 Alfano non ci ha dormito la notte: questa rete non s'ha da fare! Per fortuna ne sa una più del diavolo e così, fatto l'inganno trovata la legge! Per la precisione, basta che all'Art.15 si inserisca anche per i siti informatici l'obbligo di Rettifica entro 48 ore. Pena: una sanzione pari a 25 milioni delle vecchie lire.
 Ecco nel dettaglio la pensata geniale: «Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono».

 Il Diritto di Rettifica è una norma che impone alla stampa di dare spazio a una smentita o ad una precisazione se qualcuno ritiene lesive o scorrette le informazioni pubblicate in un articolo. Sacrosanto. Qualcuno dovrebbe però farsi carico di prendere Alfano e i suoi consiglieri, sequestrarli e condannarli al blogging forzato per almeno sei mesi. Devono partire dall'ABC. Imparare come si attacca un cavo di rete, imparare a cliccare col tasto destro. Poi, quando saranno più maturi, potranno installare un feed reader e magari, ma solo i più meritevoli, aprire un piccolo blog per bambini. Magari con funzioni limitate per non fare danni.

 A corso ultimato, capirebbero che un blog non è un giornale. Che un blogger sano di mente - a parte me - non può stare davanti al computer 24 ore al giorno, e che non ha uno staff che legga le email al posto suo e curi la redazione quando lui va in vacanza oppure deve lavorare. Se un blogger rischia di prendersi 13.000 euro di multa solo per essersi fatto un week-end con la sua fidanzata, non avendo lo stipendio di un parlamentare e neppure gli introiti del Corriere Della Sera, chiude il blog e spegne il monitor.
 Cari onorevoli, quando fate una legge che impatta sulla rete, chiedete a noi. Non c'è bisogno di parlare con un'associazione di hacker: anche un bambino delle elementari ormai al confronto di un legislatore è un vero esperto. Lo pagate quattro caramelle e lui vi spiega che il Diritto di Rettifica sul Web 2.0 non ha più nessun significato.

 Forza, ragazzi, tutti insieme: proviamo a spiegarglielo.

 Il resto dell'articolo sarà disponibile a breve.
Intanto guardatevi il video.


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martedì 3 febbraio 2009

Il protezionismo degli inglesi.

Sangue, sudore e lacrime
L'incubo degli immigrati nel Golfo (in inglese)

Segnalazioni:

  Dubai è venuta su grazie a un esercito di schiavi provenienti dal Pakistan, dal Nepal, dal Bangladesh, dall'India... Per anni, oltre la metà della produzione mondiale di cemento è stata destinata alla capitale dell'omonimo emirato, per colonizzare una striscia di sabbia dove fino a trent'anni fa c'era solo qualche comunità di beduini pescatori di perle. Lo scopo era farne un luogo elitario, un paradiso fiscale dove gareggiare per la struttura più fantascientifica, la residenza più elitaria. Dietro ai ricchi sceicchi, ben pasciuti ma con scarse conoscenze, la mano degli inglesi colonialisti, che pur avendo formalmente abbandonato la guida del paese in favore degli arabi locali, hanno di fatto sempre esteso la loro longa manu dietro a tutte le scelte strategiche e le manovre economiche.
 Nel Golfo Persico, presidiato dalle portaerei americane, hanno costruito isole a forma di palma, collegate alla costa grazie a tunnel sotterranei e disseminate di ville lungo le fronde artificiali, ognuna con il suo piccolo porto, ognuna con la sua piccola barchetta per andare a lavorare remando. In soli 18 mesi - il tempo che in Italia ci si mette per richiedere una visura catastale -  sorgevano interi quartieri. Vere e proprie mini città composte da decine di grattacieli, attraversate da canali ispirati a Venezia per andare a lavorare in gondola.
 Ora a lavorare non ci si va più neppure là, nè in barchetta nè in gondola. Il prezzo delle case è crollato, gli investimenti hanno perso oltre la metà del loro valore. Chi ha speso un milione di dollari per avere l'ultimo appartamentino dell'ultimo grattacielo nell'ultimo quartiere a tema, oggi non riesce a venderlo neppure per 500.000 miseri dollari.

 Gli schiavi asiatici venivano pagati pochi dirham. Un dirham corrispondeva a circa venti centesimi. Al loro arrivo all'aeroporto, veniva sottratto loro il passaporto e venivano condotti in zone residenziali protette, ai margini della città. Veri e propri ghetti dove si dorme tutti in una stanza, con lunghi ballatoi comuni, dai quali uscire solo per andare a lavorare. Questo, nei depliant delle agenzie di viaggi non ve lo faranno mai vedere. Io invece, ho visto mille volte il sorgere del sole dietro alle dune del deserto, mentre lunghe file di operai pakistani, nepalesi, del Bangladesh in tuta blu ed elmetto giallo, attendevano silenziosamente e ordinatamente l'arrivo del loro autobus. Un autobus con le inferriate alle finestre. Lavoravano 24 ore su 24, divisi in turni massacranti di 12 ore l'uno, a qualsiasi ora della notte e del giorno, anche  sotto un sole spietato che da maggio a novembre porta la temperatura a non meno di 50 - 60 gradi centigradi. Riunirsi in sindacati era illegale. Chi lo faceva, andava in galera. Ogni tanto qualcuno moriva, ucciso da un colpo di calore. Così noi occidentali potevamo andare a lavorare in gondola.
 Era il 2005. Il protettorato inglese sfruttava gli schiavi dell'Asia. Privandoli di ogni diritto. Pagandoli meno di un tozzo di pane.

 Oggi, nel 2009, L'Irem Spa ha vinto un appalto nel Lincolnshire per effettuare dei lavori in una raffineria della Total, la Lindsey Oil Refinery. Ha battuto diversi competitor locali e un paio di sfidanti europee. Per Giovanni Musso, vicepresidente della Irem Spa di Siracusa, si tratta di un piccolo lavoro. 17 milioni di euro per una società con un volume d'affari da 22 milioni. Quattro mesi di tempo per terminare i lavori. Nel contratto, firmato con la Jacobs, è specificato che Irem deve avvalersi del suo personale specializzato.
 
 E qui casca l'asino. Per fare manutenzione nell'aeroporto di Dubai, sulle piste infuocate di asfalto che raggiungono temperature da altoforno, ci si manda un operaio indiano, dopo avergli fatto firmare un contratto dove egli dichiara sotto la sua responsabilità di rischiare la pelle per sua scelta. Nessuno, in fondo, gli chiederebbe mai di andare a riparare un flap sotto l'ala di un aereo con una temperatura di 60° all'ombra. Se lo fa, se l'è cercata! Se invece bisogna lavorare in una moderna raffineria nel Lincolnshire, con tutte le tutele del caso, allora si diventa improvvisamente protezionisti e non si vogliono extracomunitari intorno. Gli extracomunitari siamo noi. Chiunque sia stato in Inghilterra anche solo in vacanza sa di quale reputazione godiamo. Una volta, in un Mac Donald all'aeroporto di Stansted, dimenticai di lasciare una lauta mancia. Il cameriere se ne andò stizzito, bofonchiando italiano bastardo. Secondo alcuni operai inglesi, gli italiani "fanno errori e ignorano le norme di sicurezza". Siamo i terroni d'Europa, e non solo per gli inglesi.

 Da noi invece c'è chi fa il protezionista con i nordafricani: i pomodori vogliamo raccoglierceli da soli. Roberto Cota, capogruppo della Lega alla Camera, non ha dubbi nel merito: «Hanno ragione gli operai inglesi a scioperare contro gli italiani, è solo questione di tempo e poi accadrà anche in Veneto».
 Dopo le dichiarazioni di Cota, negli empori da Mestre a Pordenone hanno già iniziato a vendere il kit per bruciare extracomunitari sulle panchine. Sta negli scaffali insieme agli insetticidi e al veleno per topi.
 Lo slogan è: Nettuno ti può giudicare.

Ricevo e pubblico la lettera di Franco, dall'Inghilterra.

Caro Claudio,

io sono un italiano che vive in Inghilterra e vorrei spiegare qualcosa circa ciò che sta avvenendo qui in questi giorni. I lavoratori inglesi protestano (e la cosa si sta diffondendo parecchio) contro il fatto che alcuni lavoratori italiani verranno a lavorare per la Total togliendo il lavoro agli inglesi. Vorrei spiegare come secondo me i media (sia qui ma sopratutto in Italia) stiano alimentando una guerra tra i poveri (i lavoratori) nascondendo il vero problema: IL LAVORO SOTTOPAGATO IN ITALIA! Questa è infatti la mia esperienza; io ho dovuto venire a lavorare qui in quanto nel mio lavoro in Italia (sono un tecnico impiegato) guadagnavo LA META' (con tutte le compensazioni ed il cambio attuale con la sterlina) di quanto guadagnassi qui per fare lo stesso lavoro!!
Questo è il vero problema: gli inglesi sono pagati il giusto, ma alla Total trovando manodopera come minimo dello stesso livello pagata molto meno, faranno lavorare gli italiani. Così gli inglesi protestano e fanno scioperi (adeguatamente appoggiati dai loro sindacati al contrario di quanto avviene in Italia). Certo il loro slogan è “british job for british workers” (slogan che piacerebbe tanto a bossi and company) ma il problema vero è che I LAVORATORI ITALIANI DOVREBBERO GUADAGNARE COME QUELLI INGLESI (e non viceversa come preferirebbero le multinazionali tipo la Tolal…). Il problema al contrario di quanto pensano i lavoratori inglesi è in Italia (grazie a mafia, istituzioni mafiosizzatesi, casta politica ecc. ecc.) e noi lo stiamo esportando in maniera tale che anche gli inglesi non arrivino alla quarta (o terza) settimana. Bisognerebbe che qualche migliaio di questi lavoratori che scioperano, incazzati e consapevoli, vadano in Italia ed insegnino (o rinfreschino la memoria) ai nostri sindacalisti.
Ma soprattutto bisognerebbe risvegliare gli italiani dalla loro ipnosi media(se)tica; e siccome è provato essere impossibile dall’Italia propongo di RIPRISTINARE “RADIO LONDRA”; come durante la guerra la BBC dovrebbe insinuarsi tra le frequenze, stavolta televisive, italiane e dare un pò di informazione libera (facendo per esempio vedere come si fa uno sciopero).

Franco

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venerdì 30 gennaio 2009

La rete ESISTE. Finalmente.

La grande balla di Berlusconi in Abruzzo

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Ecco i risultati del vostro impegno e della vostra partecipazione. La grande balla di Berlusconi in Abruzzo approda sui quotidiani. Ora sarà più difficile sostenere che LA RETE non serve. Ma soprattutto, qualcuno dovrà cominciare a dare delle spiegazioni. Grazie a voi.

Dopo l'articolo su L'Unità di ieri, riporto il testo dell'articolo apparso oggi su IL CENTRO.

«Le promesse all’Abruzzo? Un trucco ben documentato»
Sul sito dell’Unità il video del discorso di Berlusconi a Chieti il 12 dicembre



PESCARA. «Cari abruzzesi, che avete cantato felici “Meno male che Silvio” c’è, il 12 dicembre 2008 a Chieti; lo avete proclamato re in casa vostra» ma lui «vi ha tolto mezzo miliardo di euro promettendovene sedici in cambio del vostro voto». Inizia così il video di Byoblu.com ripreso dall’Unità di ieri, nel quale si attacca la politica del premier fatta di «promesse non mantenute». Per l’Unità è l’occasione per avvertire i sardi, in procinto di rinnovare il consiglio regionale, di non cadere nella trappola delle false promesse: «Per la Sardegna», scrive il quotidiano di Renato Soru, presidente uscente della Sardegna e candidato presidente alle elezioni, «Berlusconi ha parlato di un piano Marshall (un suo must). L’Abruzzo insegna. E il video di Byoblu insegna». Il nodo della polemica è nella promessa fatta da Berlusconi dal palco di Chieti di far approvare dal Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, il 18 dicembre scorso i fondi per le infrastrutture regionali.

«Ma il Cipe», si commenta nel video, «si è riunito come previsto e nel verbale che riporta gli esiti della seduta si apprende che ha stanziato 7,3 miliardi di euro per le infrastrutture, non sedici. Ci sono fondi per la Calabria, fondi per le aree montane, fondi per la tratta autostradale tirrenica Rosignano - Civitavecchia, fondi per il sistema Mose di Venezia. Perfino la Moratti è venuta giù a chiedere dei soldi per l’Expo di Milano. Non figura da nessuna parte la velocizzazione della Pescara - Roma. Di più, non c’è un solo euro per l’Abruzzo!». La questione dei fondi sottratti è stata sollevata più volte dai parlamentari abruzzesi del Pd. In occasione del primo Consiglio regionale il Pd ha chiesto a Chiodi di farsi promotore per far restituire all’Abruzzo i fondi della ex 488 garantiti con un decreto da Prodi.



Lettera aperta a Renato SoruGuardatevi bene questo spezzone tratto da Quinto Potere. Poi, quando la pelle d'oca vi è passata, prendete una webcam, iniziate a registrare e gridate:



"Sono incazzato nero. E tutto questo non lo accetterò più!".

Mettete lo spezzone su YouTube con il tag 'BYOBLU' e mandatemi il link. Vi pubblicherò sul blog, uno ad uno!

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giovedì 29 gennaio 2009

Il Piano di Rinascita Consapevole

Monia Benini
La guerra dell'informazione e lo stato tradito (Roma - 28 gen 2009)

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Stiamo iniziando a fare paura. La rivoluzione oggi non si fa più nelle strade. I forconi sono digitali. Non è più necessario prendere la Bastiglia: basterà che ognuno di noi conquisti una cabina elettorale. Nella guerra dell'informazione i blog sono mitragliere e i bit sono proiettili, con la sola differenza che dei proiettili, una volta centrato il bersaglio, non restano che bossoli. Il bit invece è un'arma intelligente, un drone, un pensiero digitalizzato che resta e continua a colpire. Con i bit li raderemo al suolo.

Quest'anno la rete scende in campo. Avete inviato migliaia di email a Gianni Chiodi. Ieri avete inviato migliaia di email a Renato Soru. Ormai non vi ferma più nessuno! Le redazioni dei giornali, informate per conoscenza, ne hanno preso atto.

Scrive L'Unità: «Meno male che la Rete c'è, verrebbe da dire. E anche la memoria. Perché le similitudini tra la campagna berlusconiana in Abruzzo e quella in Sardegna sono così simili da rasentare lo sconcerto. Un video può aiutare a comprendere.» [Daniela Amenta]

Scrive L'Altra Voce: «Su Youtube è stata messa on line una lettera aperta a Renato Soru e ai sardi, documentando la perfetta replica in Sardegna della campagna elettorale di Berlusconi in Abruzzo: con candidato-prestanome come nell'Isola. Impressionante la “copia” perfetta anche delle mosse del Cavaliere, incluse le promesse mirabolanti subito sfumate dopo il voto.»

Scrive lo stesso Soru: «Abruzzo - Sardegna: una storia già vista. E da riguardare in rete. Migliaia di mail dall'Abruzzo alla Sardegna; un video che spopola su you tube oggi ripreso da un pezzo di Daniela Amenta su L'Unità. Berlusconi riproduce in Sardegna lo stesso schema propagandistico che ha condotto in Abruzzo. Stessa invadenza, stesse promesse. Mai mantenute.»

Scrive Abruzzo24Ore: «Ci vogliamo unire "ufficialmente" alla voce di Byoblu (del quale per altro abbiamo sempre apprezzato il lavoro giornalistico) per chiedere al neo Presidente Gianni Chiodi di farsi portavoce del malessere di migliaia di cittadini che ci hanno letteralmente intasato le caselle di posta elettronica che si chiedono dove siano finiti questi fondi e se la situazione sarà recuperabile. Nei prossimi giorni ci impegnamo a fornirvi ulteriori approfondimenti [...]» [Filippo Tronca]

Siamo soltanto all'inizio. Il Piano di Rinascita Democratica, perseguito con successo dagli appartenenti alla loggia massonica deviata Propaganda Due - P2 per gli amici - prevedeva la conquista della carta stampata e delle televisioni. Il nuovo Piano di Rinascita Consapevole prevede la conquista della rete. La rete assorbirà ogni altro media: televisione, radio e giornali compresi. E più velocemente di quanto voi non osiate nemmeno immaginare.

Noi ci siamo già. Loro non sanno neanche cosa sia!

Non dovete fare niente. Basta che continuiate a far viaggiare l'informazione. L'informazione è come i soldi: deve circolare. Se ve la passate di mano in mano, staremo bene tutti. Usate Facebook. Usate YouTube. Usate gli aggregatori di notizie. Abbonatevi ai feed rss. Iscrivetevi alle newsletter. Commentate. Condividete. Ci sono cinquantotto famiglie italiane su cento che non hanno internet. Copiate gli articoli dai blog. Stampateli e fateglieli leggere. Oggi con meno di trecento euro si trovano computer piccoli, leggeri e funzionali, l'ideale per navigare. Suggeritegli di comprarne uno, se possono. Iniziate a instillare nella loro mente l'idea che Emilio Fede potrebbe anche non dire sempre la verità. La coscienza si risveglia a partire dal germe del dubbio.

Internet è una rete immensamente più grande di qualsiasi mappa del potere. Prendetene coscienza. Alzate la testa.

Lettera aperta a Renato SoruGuardatevi bene questo spezzone tratto da Quinto Potere. Poi, quando la pelle d'oca vi è passata, prendete una webcam, iniziate a registrare e gridate:



"Sono incazzato nero. E tutto questo non lo accetterò più!".

Mettete lo spezzone su YouTube con il tag 'BYOBLU' e mandatemi il link. Vi pubblicherò sul blog, uno ad uno!

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lunedì 26 gennaio 2009

Lettera aperta a Renato Soru.

Lettera aperta a Renato Soru
Operazione Save Sardinia

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1. La Grande Balla2. Lettera a Chiodi3. Reazioni
La grande balla di Berlusconi in AbruzzoVideolettera a Gianni ChiodiFatto l'inganno, trovata la legge!

Nel tentativo di avvertire i cittadini della Regione Sardegna di quanto accaduto in Abruzzo, dove il Presidente del Consiglio ha vinto le elezioni facendo promesse poi platealmente disattese, invito tutti a copiare il testo di questa lettera e inviarlo a Renato Soru, per chiedergli di farsi portavoce tra i suoi concittadini del lamento che si leva dalle terre d'Abruzzo.


In alternativa all'invio automatico, gli indirizzi email del Presidente Soru sono: presidente@regione.sardegna.it, renato@soru.it. Altri indirizzi di redazioni potenzialmente interessate: redazione@renatosoru.it, ballaro@rai.it, annozero@rai.it, redazioneweb@unionesarda.it, lettere@lanuovasardegna.it, redazione@alguer.it, repubblicawww@repubblica.it, larepubblica@repubblica.it, unitaonline@unita.it, stampaweb@lastampa.it


Lettera aperta a Renato Soru
Governatore della Regione Sardegna

Caro Presidente,

  mi permetto di saltare presentazioni e convenevoli, in primo luogo perchè in rete sono superflui, e secondariamente perchè potrà ricavare informazioni sul mio conto dall'esame dei documenti che le sto per sottoporre.

  In Abruzzo si è da poco conclusa una competizione politica che ha portato Silvio Berlusconi a conquistare la presidenza della regione. A dire il vero, il candidato Presidente ufficiale è stato un tale di nome Chiodi Gianni, al quale tuttavia sembra essere stato affidato lo stesso ruolo che i gruppi editoriali ricollegabili al Presidente del Consiglio hanno attribuito alle società fantasma delle isole Cayman: quello del prestanome.

 Ora, la stessa tattica elettorale viene replicata in Sardegna, con poche varianti. Per ovvi motivi, è cambiato il nome del candidato Presidente del PDL, che ora risponde a quello di Cappellacci Ugo. Sono cambiati i nomi delle città e delle province - per esempio, hanno dovuto cambiare Chieti in Nuoro. Si sono spinti perfino a cambiare la data delle elezioni.
 Il format, quello no. Del resto, Mediaset insegna che un programma di successo non si tocca. Nei comizi pubblici, il nostro Presidente del Consiglio imbonisce la platea parlando di sport e raccontando barzellette. Quando la folla lo acclama, egli con un atto di estrema generosità, forse ricordandosi improvvisamente del capo claque che da contratto sorride e applaude al suo fianco, intima al pubblico che scandisce il suo nome di fare silenzio e lo invita a scandire il nome del candidato Presidente di turno.

 Potrebbe sembrare un'innocua riunione di un gruppo scout, se non fosse che Silvio Berlusconi spende la credibilità del Governo per rilasciare assegni scoperti ai potenziali elettori. Per esempio, lo scorso 12 dicembre a Chieti il Presidente del Consiglio ha garantito agli abruzzesi che nella riunione del CIPE del 18 dicembre successivo - sei giorni dopo - avrebbe stanziato parte dei 16 miliardi originariamente destinati alle infrastrutture - poi ridotti a meno della metà - alle opere manutentive 'di cui l'Abruzzo ha bisogno' e alla velocizzazione della Roma - Pescara.

 Tralasciando il fatto, già di per sè estremamente grave, che il Governo dovrebbe essere super partes e garantire sostegno economico quale che sia la squadra politica espressione della volontà popolare, con questa mia vorrei mettere in guardia i cittadini sardi dal riporre fiducia in tali promesse. Nel mio articolo La Grande Balla di Berlusconi in Abruzzo potrà infatti trovare prove, documenti e filmati che dimostrano come le garanzie che Il Presidente del Consiglio rilascia per aggiudicarsi il consenso elettorale siano totalmente inconsistenti e sfacciatamente false.
 Ottenuta la vittoria del 14 e 15 dicembre scorsi, la preannunciata seduta del CIPE del successivo 18 dicembre non ha stanziato un solo centesimo di euro per le infrastrutture abruzzesi.
 
 Sono consapevole del fatto che lei non può contare su tre televisioni private nè controlla indirettamente la televisione pubblica, in quanto non è a capo del Governo. Neppure può fare affidamento su Europa7, la televisione che legittimamente ha vinto le concessioni governative per l'attribuzione delle frequenze, cui lo stato italiano impedisce di trasmettere in aperta violazione di tutte le normative e di tutte le sentenze della Corte di Giustizia europea.
 Tuttavia, se almeno durante i suoi comizi elettorali volesse utilizzare le prove documentali che le ho fornito, sono certo che costituirebbero un'argomentazione talmente inconfutabile da poter essere difficilmente ignorata dai suoi concittadini chiamati al voto.

 In Abruzzo il caso ha già destato l'attenzione di una testata giornalistica, Abruzzo24Ore.Tv, che si sta adoperando per richiedere spiegazioni alla nuova giunta regionale de L'Aquila. Purtroppo, chiudere la stalla quando i buoi sono scappati non serve a molto, ma in Sardegna avete ancora tempo.

 La invito quindi a fare libero uso dei filmati che ho pubblicato in rete sull'argomento, diffondendoli il più possibile perchè i sardi sappiano quale fine faranno se sceglieranno di credere a ciò che il nostro Presidente del Consiglio, utilizzando aerei di stato e caricandone il costo sui bilanci pubblici dell'intera nazione, va raccontando di provincia in provincia senza per questo essere costretto a mantenere la parola data, saldando i debiti contratti.

 Su sua richiesta, sarà mia cura inviarle tutto il materiale disponibile. A spese mie.

 Cordiali saluti,
 Claudio Messora
 (aka - also known as - Byoblu)
 e i lettori di Byoblu.Com

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