le intuizioni ovvie di claudio messora

giovedì 13 novembre 2008

Messaggio a blog unificati

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Se siamo arrivati fino a qui, lo dobbiamo a persone che hanno voglia di scrivere e mettersi in discussione, a persone che hanno ancora voglia di leggere e di metteresi a loro volta in discussione, ma soprattutto allo strumento che in tutti i paesi democratici consente di dare piena espressione a un concetto fondamentale come la libertà di parola e di opinione. Un valore che deve unire tutte le persone che hanno ancora la fortuna di rendersi conto di essere libere.

Riporto quindi in versione integrale l'articolo di Beppe Grillo sul disegno di legge ammazzablogger, che deve essere trasmesso a reti unificate, anzi a blog unificati, in sostituzione di una comunicazione istituzionale assente.

Se tutti i blogger del mondo si dessero la mano...

Il disegno di legge ammazzablogger non è figlio di nessuno. Sarà forse figlio di puttana. Di padre ignoto e di madre incerta. Nato in provetta o per partenogenesi. Non una voce dei nostri parlamentari, a parte quella di Antonio Di Pietro, si è levata a favore della Rete. Eppure dovrebbe importargli qualcosa. Milioni di italiani ci vivono, la frequentano, discutono e INFORMANO.
Il disegno di legge è stato presentato da Franco 'Ricardo' Levi. Levi è del PD. Il segretario del PD è Veltroni. O non sa nulla, come mi dicono gli succede spesso, o è d’accordo.
I veri giornalisti stanno in Rete, alcuni li conoscete, si chiamano Ricca, Martinelli, Byoblu. Mi scuso per coloro che non cito, ma sono migliaia. La Rete esprime un Paese diverso. Se i lobotomizzati dalle televisioni e dal trio CorriereRepubblicaLaStampa si informassero in Rete, lo psiconano sarebbe ospite permanente di Putin in Siberia e Topo Gigio Veltroni una maschera del cinema.
La legge ammazzablogger non va presa alla leggera. Neppure in Cina hanno osato tanto. Se passa, la Rete scompare. Ho letto molti commenti che consigliano di spostare all’estero i blog o di registrarsi con un indirizzo .com, .net o altro, non soggetto alle leggi italiane come il .it. Perché dovremmo farlo? Lo facciano loro, con i loro siti di m..da. Sono anni che noi siamo le lepri e loro i cani. Che giochiamo in difesa. Ogni giorno una nuova porcata. E’ ora di cambiare musica. Mi sento una lepre mannara, con i denti a sciabola. E’ una bella sensazione. All’inseguimento invece che in fuga. Centinaia di blogger stanno mostrando la faccia, il nome e cognome, il loro indirizzo http con l’iniziativa “FREE BLOGGER”. Sono loro il cambiamento. Non lo fermerete.
"Se tutti i blogger del mondo si dessero la mano..."


Inviate le vostre foto con la scritta: "FREE BLOGGER":
Invia una mail a freeblogger@beppegrillo.it con:
- Oggetto: il tuo nome
- Testo: indirizzo del tuo blog
- Allegato: la tua foto con un cartello "Free Blogger"
Le foto appariranno nella barra superiore del blog.
- Articolo di "Punto Informatico"
- Analisi di Daniele Minotti


Diffondi l'iniziativa

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lunedì 10 novembre 2008

Mele e buoi dei paesi tuoi

Mele e buoi dei paesi tuoi
Intervista al sen.Rossi sui mercati contadini


Quest'anno non sono riuscito a mangiare una pesca decente. Erano tutte dure, senza sapore. E' tanto, tantissimo tempo che non assaporo più una buona clementina. Le pere Williams ancora si salvano, ma anche per arance e banane bisogna andarci con i piedi di piombo, e possibilmente con il kit del piccolo laboratorio chimico.

Non sappiamo più da lungo tempo cosa stiamo mangiando. Ai nostri figli diamo intrugli prodotti da multinazionali e fatti con ingredienti liofilizzati. Del latte, della frutta e delle uova di cui dovrebbero essere composti non conservano più oramai neppure l'aroma. Non vanno più neppure a male: sono talmente artificiali che se li mangi un mese dopo la scadenza sono ancora buoni.
Sono finti, ma i risultati sulla nostra salute sono veri. L'ultimo in ordine di tempo è stato lo scandalo del latte cinese. Abbiamo eliminato quel latte dagli scaffali, ma nessuno - proprio nessuno - ci dice che negli yogurt, nelle merendine, nei formaggi, negli ovetti di cioccolata, nei dolci, in qualsiasi altro prodotto a base di latte non ci sia tanta melamina da mandarci tutti dritto in un reparto di rianimazione, quando non addirittura belli stesi in una cassa.

Basta! E' ora di tornare alle torte della nonna, al tacchino allevato per Natale nella stia, alle uova tirate fuori direttamente dal culo della gallina, ai pomodori appena colti, magari da condividere con qualche simpatico bruco, perché la sua sicurezza è la nostra sicurezza, la sua salvezza è la nostra salvezza, e così la sua salute. Non voglio mele belle, giganti, lucide, gonfie e luccicanti come un seno al silicone: voglio mele buone, genuine. E tette vere, per Dio!

La soluzione si chiama Mercato Contadino. In Germania e negli Stati Uniti ce ne sono a migliaia. I contadini e gli agricoltori della zona si danno appuntamento e ti vendono direttamente cetrioli e zucchine. Ti fanno vedere dove sono cresciuti, quei cetrioli e quelle zucchine, e ti dicono anche come li hanno innaffiati. Se non sono buoni, finalmente sai con chi prendertela. E quando non è stagione per i cachi, mangerai mele. E quando non è stagione per le pesche, mangerai pere.
Torneremo a bere latte appena munto, e a fare le torte con le uova vere.

La buona notizia è che i Mercati Contadini iniziano ad essere tanti anche in Italia, e sono in costante crescita. Cercate quello più vicino a casa vostra, e nel frattempo ascoltate cosa ne pensa il Senatore Fernando Rossi, da me interpellato sulla questione.

Byoblu: "Cosa ne pensi dei mercati contadini, questo fenomeno che all'estero si chiama Farm Market, ovvero i contadini e gli agricoltori che si organizzano in spazi autogestiti per arrivare direttamente al consumatore, avendo non soltanto un risparmio in termini economici - che si può quantificare anche del 30% per il consumatore - ma anche un risparmio in termini ambientali? Avere il contadino che ti vende direttamente la mela significa avere meno aerei che circolano, meno TIR, quindi meno inquinamento, e significa soprattutto avere un controllo sulla garanzia e sulla qualità degli alimenti che vengono venduti. E' molto semplice verificare dal contadino stesso quale sia il suo processo produttivo mentre è quasi impossibile farlo per la grande distribuzione: l'abbiamo visto recentemente con il latte proveniente dalla Cina. Ancora adesso non sappiamo esattamente cho cosa stiamo dando da mangiare ai nostri figli, perchè arrivano le rassicurazioni ma poi arrivano anche le smentite quando si scoprono i centri commerciali che vendono prodotti adulterati. Quindi, possono rappresentare una soluzione i mercati contadini, insieme ai GAS, i Gruppi di Acquisto Solidale?"

Rossi: "Sì sì: indubbiamente vanno bene i mercati contadini, vanno bene i gruppi di acquisto che si muovono, come tu giustamente dicevi, verso un rapporto equilibrato, che cerca la qualità del prodotto, tra chi lo fa e chi lo deve consumare. Questo rapporto stretto ti garantisce che tutti e due si va verso la qualità del prodotto. Tu non puoi farmi un uso indiscriminato di prodotti chimici, perché alla fine se il gruppo di acquisto scopre, analizzando il prodotto, che c'è un residuo altissimo di un pesticida, quello è uno che ha finito di vendere ai gruppi di acquisto, mentre può ancora vendere ai grandi gruppi, ai grandi commercianti che poi trovano loro i canali per smistare il prodotto. Quindi è una questione di controllo di qualità, e poi ci sono i risparmi, i risparmi nel muovere le merci, nei consumi di petrolio, di benzina.
E' la scelta del futuro questa: un rapporto stretto tra chi produce e chi consuma e la distanza corta tra il momento della produzione e il momento del consumo, che garantisce la freschezza. Io per esempio quest'anno non sono riuscito a mangiare una sola pesca: erano tutte come dei sassi, durissime. Una filiera corta mi garantisce una qualità sul prodotto, e invece di aver tentato tre volte di prendere un chilo di pesche, ne avrei consumate dieci, venti chili. Mi piacciono anche, soprattutto quelle bianche! Non si riesce più a farlo. I kiwi son dei sassi. Che senso ha che io vada a mangiare un prodotto che arriva dall'Australia, dal Cile, se ce l'ho qui, nel periodo giusto? Poi sarà il periodo di un altro prodotto.
Voglio essere legato di più alla mia storia, al mio territorio, alla mia capacità produttiva, mangio sano... perché un prodotto, per stare in nave venti giorni, deve avere dei prodotti chimici che lo tengono su, insomma... Tra l'altro c'è la dotazione scientifica per sapere da dove vengono i prodotti, per sapere se sono stati usati dei prodotti chimici... Il guaio è che non lo si vuole fare. Ogni tanto qualcuno dei NAS becca una partita, ma son tutte così! Se si va in un mercato generale a fare i controlli, fuori dalle regole per quanto riguarda la presenza di prodotti chimici, di residui chimici tossici cosa c'è? Quasi tutte le partite di questa merce che gira per il mondo non sarebbe dentro ai parametri. Ma siccome qui i commercianti che la muovono sono cinque/dieci in Italia, sono forti e ricattano magari le amministrazioni con i posti di lavoro... e allora si chiudono uno, due occhi e si va avanti così, confidando nella fortuna che la gente non si ammali, ma poi la gente si ammala."

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domenica 9 novembre 2008

La nonna incatramata


Tutti hanno un sogno. Alcuni ne hanno più di uno. Uno dei miei è quello di poter viaggiare nel tempo. Mi piacerebbe tornare in un'epoca remota, dove il mondo era incontaminato. Probabilmente morirei sul colpo.

Alla prima boccata di aria pura, senza la nostra salubre quantità di piombo, nanoparticelle e gas di scarico, i polmoni ne sarebbero corrosi come da un gas venifico. Il primo sorso d'acqua, ricca come sarebbe di nutrienti e priva di cloro, di cromo, con l'aggravante di provenire da falde non arricchite dal passaggio sotto a una discarica percolante, corroderebbe l'esofago e le pareti dello stomaco in pochi secondi. Le verdure, cresciute lontano dalle purificanti piogge acide, non avrebbero sapore, e la carne di animali che pascolano liberi, senza essere costretti a vivere ammucchiati l'uno sull'altro, ricoperti dalla loro stessa urina, gonfi di antibiotici per debellare le infezioni, sarebbe sicuramente incommestibile.

Sì, un mondo senza raffinerie, inceneritori, discariche, sversamenti, fughe radioattive e tubi di scappamento sarebbe letale per noi. Per fortuna il progresso ci ha aiutati a rendere l'ecosistema compatibile con la nostra esistenza. Le centrali nucleari, con i loro piccoli e frequenti incidenti, contribuiscono a rendere le nostre terre sufficientemente radioattive da scaldarci. Gli inceneritori provvedono a diffondere salutari nanoparticelle nell'aria, che aiutano a rendere i nostri tessuti corporei meno cagionevoli e rinforzano le difese immunitarie. I nostri lungimiranti amministratori pubblici - che non smettono mai di preoccuparsi per noi - corteggiano le compagnie petrolifere e pur di sterminare questa natura selvaggia e incontaminata, che con la sua purezza costituisce una minaccia alla nostra sopravvivenza, distribuiscono concessioni di sfruttamento a destra e a manca.

I cittadini della Basilicata sono già al sicuro: a tavola possono finalmente permettersi un vino contaminato dalle emissioni di un Centro Oli che ha devastato l'ambiente. Gli abruzzesi non volevano essere da meno e sono insorti. Nei pressi di Contrada Feudo - Ortona - sono infatti pieni di vigneti dai quali viene prodotto un vino pregiato come il Montepulciano d'Abruzzo: hanno preteso e stanno ottenendo l'installazione di una raffineria dell'ENI che possa inquinarlo quel tanto da conferirgli un retrogusto tipico da idrodesulfurizzazione: l'ideale per accompagnarsi a pesce al mercurio, arsenico e cromo, e a un contorno di ortaggi geneticamente modificati.
Nelle Marche, dal canto loro, sono già a posto così. Il 4 aprile 2007, 18km di spiaggia tra Rocca Priora a Senigallia sono state ricoperta da combustibile ATZ, altamente tossico. Considerato da uno sparuto gruppo di ecoterroristi come uno dei più gravi disastri ambientali mai occorsi sul mare Adriatico, in realtà è stato un cortese omaggio di una raffineria dell'API alle amministrazioni locali allo scopo di incentivare il turismo e liberare spazio utile, facendo passare il tasso di mortalità di Falconara Marittima dal 43° posto nelle Marche al 9°.

Uno di questi ecoterroristi che cercano di seminare il panico mi ha scritto una lettera, che ho deciso si pubblicare a dimostrazione dell'insensatezza di questi disadattati sociali.

Ciao, innanzitutto i soliti complimenti che riceverai a raffica da molti appassionati della rete e che penso non facciano mai male.
In secondo luogo leggendo il tuo servizio sulla raffineria in Abruzzo (che mi sono permesso di divulgare ai miei ex compagni di liceo e agli amici del calcio a 5) mi è venuto a mente di parlarti di una cosa che mi ha sempre infastidito, chissà se un po’ di sana informazione comincerebbe a cambiare le cose almeno nella testa della gente...

Vivo a Torino ma sono nato in un paesino vicino ad Ancona, ogni estate i miei mi portavano dai nonni, passavo le giornate in quella casa in cui ho un mucchio di ricordi e qualche volta andavamo al mare.

Il mare in quel tratto, (tra la località di Marzocca, vicino Senigallia, ed Ancona) è fatto di tratti di spiaggia con i sassi.

Se provi a stenderti però rischi di ritrovarti incatramato...
Immaginati su quella spiaggia, sei li che stai leggendo il tuo libro, e a un certo punto della lettura noti che una pagina è sporca di nero. Tu stavi giochicchiando con un sasso e la tua mano... guardi la mano con cui hai girato la pagina, si... è sporca anche quella.

Sei li che ti chiedi il perchè...
Guarda alla tua destra... laggiù...la vedi???
E’ una raffineria dell’Api.

Tra l’altro in passato è esploso un serbatoio lasciando una densa colonna di fumo nero e forse qualche vittima.

Ora mi chiedo: quali sono le ragioni che hanno spinto un paese come l’Italia e una regione come le Marche a tollerare un simile scempio?

Lo stabilimento penso dia lavoro a un centinaio di persone. Lo stabilimento e la ferrovia, che in alcuni tratti divora la costa talmente gli è vicina, proibiscono però lo sviluppo turistico della zona. Due o tre anni fa c’è stata addirittura una perdita da un serbatoio ed é fuoriuscito petrolio in mare che poi ha invaso la costa.

Quel tratto di mare, quelle colline se non ci fosse la raffineria prometterebbero uno sviluppo turistico stellare...


Byoblu, serve il tuo aiuto... se tornerò a trovare la nonna e non la troverò incatramata ti manderò un video!

Andrea Lucchetti


Attenzione: se trovate una nonna incatramata che si aggira esangue in un paesino nei pressi di Ancona, non datele subito fuoco: il nipote è un pericoloso ecoterrorista contrario allo sviluppo, al progresso scientifico e tecnologico, che vorrebbe far passare le compagnie petrolifere per delle associazioni a delinquere che non lavorano per il nostro bene, come vorrebbero farci credere, ma che starebbero addirittura distruggendo ogni cosa al solo scopo del profitto personale.

Pedinate di soppiatto la nonna e... se per caso il nipote dovesse commettere un'imprudenza e avvicinarsi, avvolgetelo nel bitume e consegnatelo immediatamente alla security dell'API o dell'ENI perchè venga sacrificato al Dio Oro Nero.

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venerdì 7 novembre 2008

CTRL-ALT-CANC

Il mondo parla di Berlusconi. Credetemi, perfino per me è spiacevole constatare che continua a parlarne male. Berlusconi è al vertice di una piramide che rappresenta tutti gli italiani, uno per uno. Non serve dire io non mi sento rappresentato: una società è un sistema composto da individui raggruppati in base a criteri ben definiti, che non si esprimono in maniera caleidoscopica e frammentata, ma eleggono un portavoce che parla a nome e per conto della collettività. Di fronte al resto del mondo, noi siamo tutti Berlusconi.

Il vero problema è questo. Non siamo stati capaci di esprimere una classe dirigente adeguata a questo periodo storico. Abbiamo politici vecchi, arretrati e incapaci di pensiero innovativo. Ce li abbiamo perchè ce li abbiamo messi noi: li abbiamo votati.
L'America ha dimostrato di saper cambiare, di essere in grado di rompere con gli schemi tradizionali, di saper guardare avanti utilizzando modelli e concetti nuovi. Barack Obama si è rivolto agli americani. Li ha coinvolti uno per uno, ha parlato loro attraverso la rete. Per la prima volta le elezioni politiche del più grande paese democratico sono state vinte attraverso l'utilizzo sapiente e pervasivo di internet. La rete cambia il mondo.

Noi invece abbiamo Luca Barbareschi che dichiara che internet va regolamentata, che non capisce che è proprio la rete, al contrario, che si autoregola. In rete emergono i contenuti migliori a discapito di quelli inaccettabili. Questo è possibile grazie al concetto di intelligenza distribuita. Dal crollo della Torre di Babele in poi, il più grosso problema dell'uomo è stata la comunicazione. Le parole e le idee hanno sempre sofferto della mancanza di circolazione, del tentativo di strumentalizzazione, della censura. Oggi invece abbiamo un fenomenale strumento grazie al quale tutto è confrontabile. Le singole faziosità, le strumentalizzazioni... tutto si può mettere a confronto perchè ognuno di noi abbia la capacità di scegliere liberamente.

Oggi possiamo cambiare il mondo. Yes we can!
Per farlo, dobbiamo esprimere coraggiosamente nuovi talenti che abbiano internet, l'open source e il copyleft nel sangue, il cui dna contenga geni dedicati alla comprensione e allo sviluppo dello streaming video, della banda larga, dei comuni trasparenti, delle webcam in h24. La nuova rivoluzione si combatte online.

Dobbiamo mandare a casa questi vecchi mafioburocrati che non sanno cosa significa cut&paste, drag&drop, tag, blog, feed e sostituirli con una nuova generazione di giovani appassionati, idealisti, pieni di talento e nati con le mani sulla tastiera.

Se vogliamo portare quest'italietta nel futuro, la soluzione è una sola: CTRL-ALT-CANC.

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mercoledì 5 novembre 2008

SOS Ortona - Fermate il Centro Oli.

Fermate il Centro Oli
Istantanee prima della devastazione

Conoscere significa sperimentare attraverso i sensi. Tutto il resto è una proiezione mentale. Per esempio, la guerra vissuta attraverso i giornali fa male, ma andare dove la gente rischia la vita tutti i giorni, incrociare i loro sguardi, parlare con loro fa molto di più: rende partecipi. L'esperienza diretta spoglia le frasi della loro più appassionata retorica e le riempie di significato. Dopo avere visto, difficilmente si può dimenticare.

Mi sono caricato in spalla il candidato presidente alle regionali d'Abruzzo, Carlo Costantini, e l'ho portato a Contrada Feudo, vicino a Ortona. Dovevo vedere i luoghi dove si vuole costruire una raffineria petrolifera. E ho creduto che dovesse vederli anche lui, toccare quella terra con le sue proprie mani, sentire il profumo dei suoi frutti, parlare con chi sta combattendo quella guerra. La guerra dei mostri meccanici, delle piogge acide, della desertificazione, contro l'intima vocazione di un territorio dalla bellezza inequivocabile, che colpisce i sensi e lo stomaco lasciando senza fiato, a bocca aperta.

Ho effettuato qualche ripresa strada facendo, vi ho fatto vedere la sterminata sequela di vigneti che caratterizza quelle zone, da cui tra l'altro si ricava il rinomato montepulciano d'Abruzzo. Vi ho fatto vedere il panorama, le colline, i prati, i volti induriti dal sole e perfino le mosche che si inseguono pigramente, nell'ozio di un pomeriggio di fine ottobre. Ve l'ho messi davanti agli occhi perché è proprio lì che i poteri forti vogliono costruire una raffineria. L'hanno chiamata Centro Oli, perché possa sembrare innocua come un frantoio. Ma non è un frantoio: è l'apocalisse. Come è stato in Basilicata, genererà piogge acide e renderà non più commestibili tutte le coltivazioni circostanti, in un raggio di sessanta chilometri. Consumerà milioni di metri cubi di acqua, in una terra dove l'acqua è preziosa e già oggi non c'e n'è abbastanza per gli uomini, le donne e i bambini che la abitano. Renderà l'aria irrespirabile e rappresenterà il cavallo di troia grazie al quale in Abruzzo scenderanno squadroni di petrolieri, inviati da generali banchieri, che bucheranno tutta la regione come un groviera, distruggendola e impedendogli di valorizzare la sua selvaggia, a tratti incontaminata e sconvolgente bellezza.

Sì, l'Abruzzo è meraviglioso. Forse... ancora per poco.

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lunedì 3 novembre 2008

Il colore della morte

Il colore della morte
intervista a Samanta Di Persio

Le chiamano morti bianche, ma il colore giusto è il nero. Tutte le morti sono nere. Il colore della putrefazione, della cancrena. Il colore che risucchia tutti gli altri fino a spegnerli in sé. Così, come la luce entra in buco nero e non sa più uscirne, i nostri sogni, le nostre speranze, e tutto l'amore di cui siamo stati capaci, un bel giorno attraversano un punto oltre il quale non solo svaniscono, ma perdono qualsiasi memoria di se stessi, come se non fossero mai neppure esistiti.

Sì, le chiamano morti bianche, ma la disperazione che si lasciano dietro è nera. Nera come un pozzo nero, come le acque nere, come l'umore nero di chi ha perduto suo marito, suo figlio, suo padre, e nessuno lo aiuterà mai con un solo centesimo di risarcimento. E insieme alle morti bianche ci sono anche gli infortuni bianchi: gente che era nata con due braccia, due gambe, dieci dita, e all'improvviso non gli tornano più i conti. A lungo, l'illusione sensoriale continua a percepire una mano dove non c'è più, ma bisogna stare lontani dagli specchi, è chiaro, altrimenti il giochetto non regge....

Le chiamano morti bianche, nel tentativo di renderle candide, immacolate, innocenti, e sarebbe interessante chiedere ad un uomo che sta precipitando nel vuoto, magari perchè nessuna misura di sicurezza è stata adottata dal suo datore di lavoro, se in quel preciso istante si senta così in pace con se stesso e con la società. Negli anni '60 li chiamavano omicidi sul lavoro. Meno tranquillizzante, se volete, ma certo più realistico.

Invece, oggi le chiamano morti bianche. Bianche come un bianco Natale, come la biancheria che sa di lavanda, come i capelli di un vecchio. Bianche come le nuvole bianche, come la spuma delle onde del mare, come la panna, come il latte, come la neve che attutisce il dolore ricoprendo ogni cosa di un bianco mantello silenzioso...

Le chiamano morti bianche. E vi prendono per il culo.

A l'Aquila ho intervistato Samanta Di Persio, autrice del libro Morti bianche. Una ragazza davvero speciale. Guardate l'intervista nel video accluso al post.

Oggi, intanto, vi racconto questa storia, la storia di Andrea, tratta da Morti Bianche e anche dal Sacrario virtuale dei Caduti sul Lavoro. Ho messo la foto, così che anche voi possiate guardarlo bene, mentre leggete.

20 giugno 2006

Andrea aveva solo 23 anni e ogni giorno partiva da Porto Sant’Elpidio (Ap) per recarsi al lavoro. Un’ora di auto per andare ed un’altra per tornare, ovvero ottanta chilometri al giorno, con la sua nuova “Opel corsa” nera fiammante da pagare a rate, per recarsi nell’entroterra di Ortezzano dove si trova l’Asoplast, azienda dell’indotto Merloni con un centinaio di operai, florida e moderna come poche nello stampaggio di materiale
in propilene, pvc e tampografia.
Quel fatidico 20 giugno 2006, Andrea si alza alle tre e quarantacinque del mattino per essere sul posto di lavoro alle cinque. Alle sei e dieci la macchina tampografica comincia a dare problemi, come già più volte era accaduto, allora Andrea cerca di risolvere il problema come facevano anche gli altri operai. Mette la macchina in “stand-by” (usando il pannello dei comandi che si trova lontano dal piano di lavoro e deve essere azionato con entrambe le mani) e controlla. In quel momento la pressa riparte da sola lasciando ad Andrea il tempo di lanciare un urlo lancinante e la testa viene colpita da due tamponi che gli spezzano l’osso del collo in pochi secondi.

L’hanno trovato così i compagni di lavoro in una pozza di sangue che usciva copioso da un orecchio. Tutto ciò è accaduto perché quella macchina assassina era priva di mezzi di sicurezza: vale molto di più la produzione che una vita umana... Un operaio viene considerato un numero che può essere facilmente sostituito. Andrea era un ragazzo senza troppi grilli per la testa. Amava la musica e la vita, amico degli amici, di indole fin troppo buona.

Perdere un figlio è un dolore indescrivibile, perché l’attaccamento è viscerale, il cordone ombelicale non si spezza mai, ora il mio cuore è morto insieme al mio sole, la mia vita scorre lentamente, come se l’orologio non avesse più lo stesso ritmo.
Ora Andrea non c’è più, in casa resta un dolore enorme ed un silenzio atroce...
Mancano la musica, il suono della sua chitarra e della sua tromba, mancano i suoi abbracci ed i suoi baci. Mancano... mancano... mancano... Di lui restano solo foto, ricordi ed una fredda tomba dove solo i fiori gli fanno compagnia.

È trascorso un anno da quando il mio angelo se ne è andato. Da quel giorno, la nostra famiglia è distrutta. Nessun aiuto da parte di nessuno, né dai proprietari della fabbrica, che io definisco uomini senza cuore né cervello, né da parte delle istituzioni.
Abbiamo bisogno dello psicologo e dello psichiatra e da parte della Asl mi sento rispondere che gli specialisti lavorano solo al mattino. Ma io lavoro, mia figlia va a scuola, quindi non possiamo usufruire di questo servizio. Una famiglia abbandonata a se stessa e neppure un risarcimento, all’infuori di 1.600 euro per le spese funerarie.

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sabato 1 novembre 2008

Byoblu.Com vs Licio Gelli

Il Discepolo 1816

La vecchiaia è un'età meravigliosa. Mio nonno, la figura più importante della mia fanciullezza, arrivato alla soglia dei 90 si commuoveva sempre, ed era incapace di non dire quello che gli passava per la testa. Certi vecchi tornano bambini, e più tornano bambini più perdono qualsiasi freno inibitore: giocano, piangono e dicono la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità. Tanto che in tribunale non li fanno più nemmeno giurare...

Prendiamo Cossiga, per esempio. Lui si commuove quando vede le maestre e gli studenti finire in ospedale per le manganellate. Si commuove dalla felicità, tanto da spifferare candidamente le strategie che avrebbe usato lui se avesse ancora qualche responsabilità di governo. Appena l'ha saputo, Maroni ha cominciato a battere i piedini per terra, minacciando di non giocare più, perchè Francesco faceva la spia.

Adesso ci si mette anche Licio Gelli! Prima, da Villa Wanda, ha candidamente ammesso che tutti i 53 punti del suo manualetto di Rinascita Democratica stavano prendendo corpo ad uno ad uno. E fin qui, lo sapevo già...
Oggi però mi ha fatto proprio arrabbiare, sì: ho iniziato a battere i piedini per terra. Se non la smette non gioco più neanche io, mi ritiro!
In una conferenza stampa a Firenze, ha detto che Silvio Berlusconi, di cui ha ricordato l'affiliazione alla P2, è l'unico che può andare avanti e completare il Piano di Rinascita Democratica.

Insomma, ragazzi, adesso basta! Così non vale! Mi sono fatto un culo così a dimostrarvi che Il Discepolo 1816 non aveva mai abbandonato gli insegnamenti del suo Venerabile Maestro, e adesso arriva Licio e mi toglie le parole di bocca...
Il colmo dei colmi, poi, è sentirlo sostenere che non è d'accordo con il Lodo Alfano, perchè l'immunità ai grandi dovrebbe essere esclusa, in quanto al Governo dovrebbero andare persone senza macchia e che non si macchiano mai.

Ho deciso di fare causa a Gelli. Per plagio.
Quello che è troppo è troppo!


video allegati

Di Pietro e Rossi: P2

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