le intuizioni ovvie di claudio messora

venerdì 12 settembre 2008

Berlusconi - Carfagna, la coppia spazzina

Sono sul treno, in viaggio per Vasto.


Silvio Berlusconi ha marciato sui primi cento giorni del suo governo al grido "Via la spazzatura dalle strade". Sebbene non abbia mai spiegato che in realtà intendeva toglierla da alcune strade per spostarla in altre strade, lo slogan, sì come malattia venerea, deve avere contagiato anche la sua presunta compagna: Mara Carfagna. Anche il Ministro delle Pari Opportunità vuole togliere la spazzatura dalle strade. Unica differenza: Berlusconi parla di rifiuti inorganici, la Carfagna di quelli umani. "Mi fa orrore chi vende il proprio corpo", ha dichiarato rispetto al fenomeno della prostituzione. Vendersi per la strada sarà dunque reato, tanto per la lucciola quanto per il cliente. Da cinque a dieci giorni di galera, tuttavia in piena sintonia con il suo premier, la Carfagna non ha spiegato dove intenderebbe metterle, queste signorine di cui lei ha orrore, ovvero cosa vorrebbe farne di questi rifiuti. Spero non voglia termovalorizzarle!

A spiegarlo ci pensa Tosi, sindaco leghista di Verona, il quale con una logica inoppugnabile aggiunge: "Via le prostitute dai condomini abitati da rispettabili nuclei familiari" (n.d.: se sono nuclei familiari un po' sfigati invece ok), "quindi vengano spostate dove non danno fastidio a nessuno. Un ente locale indicherà le zone adatte. A Verona, per esempio, vedo bene l'area industriale, per esercitare il sesso a pagamento. Intendiamoci, non sto parlando di quartieri a luci rosse, basta che si trasferiscano in immobili di periferia". E io che pensavo che i quartieri a luci rosse fossero zone adatte indicate da un qualche ente nelle quali concentrare il sesso a pagamento. Pensate come ero ingenuo. Chissà se per Tosi una zona adatta potrebbe essere considerata il Parlamento, visto che di fatto è una periferia della moralità, e che le prostitute entrano ed escono in un simpatico andirivieni.

Mi chiedo infine cosa abbia da dire il Ministro delle Pari Opportunità rispetto all'investitura divina di Renzo Bossi alla guida della Lega Lombada. Credevo che le dinastie faraoniche e quelle degli imperatori romani fossero roba da libri di storia. Invece no, perchè è evidente che il figlio del Senatur ha avuto pari opportunità rispetto a migliaia di altri cittadini italiani. Tant'è vero che Silvio Berlusconi, il quale più che di opportunità è esperto di opportunismo, ha subito chiesto che Renzo partecipasse ai grandi vertici del Palazzo.

Anche qui, pensato come ero ingenuo.

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mercoledì 10 settembre 2008

Quanto vale l'informazione libera?

Attenzione:

  L'Italia Dei Valori mi ha invitato a Vasto, da venerdì 12 a domenica 14 settembre, al terzo incontro nazionale.
  Ritengono "fondamentale la presenza di blogger che garantiscano un’informazione vera e trasparente".
  Internet sta cambiando le cose. Se avete domande, suggerimenti o critiche da avanzare a IDV, scrivetele tra i commenti, le girerò ai miei intervistati.


Quanto vale l'informazione libera e indipendente? A parole è un bene inestimabile. E' la base sulla quale si fonda la capacità di scelta dei cittadini, ovvero degli elettori. Dunque è inalienabile presupposto per una democrazia reale.
Proprio per questo, tuttavia, ha grandi implicazioni etiche. Se la democrazia fosse una religione, un'informazione non controllata sarebbe il primo comandamento. Per questo motivo viene spesso percepita come una missione. E come per una missione, si deve fare per spirito di servizio. E' volontariato.

Questo ragionamento conduce in fretta a un paradosso: chi fa della disinformazione ha un lauto stipendio, perchè assolve ad una funzione criminosa, sovvenzionata dai malfattori stessi che se ne avvantaggiano. Chi invece cerca di informare correttamente deve fare la fame.
Quanto vale quindi l'informazione libera e indipendente? Non si sa, ma economicamente parlando vale meno della disinformazione coordinata e continuativa.

Così, il mestiere di libero informatore è un lavoro che può fare solo chi non ha problemi di soldi, oppure chi è disposto a farsi controllare.

Io non ricado in nessuna delle due categorie. Quindi, con estrema trasparenza vi rinnovo la domanda: quanto vale per voi un'informazione libera e indipendente? E' possibile trovare forme di monetizzazione alternative, per non lasciare un'attività così delicata nelle mani di chi non si fa scrupolo a servirsene in maniera strumentale?

Vi chiedo di compilare un breve questionario. Non sono che una decina di domande, si risponde in due minuti. E' molto importante che siate sinceri.

Pubblicherò i risultati online e li discuteremo insieme.

AVVIA IL SONDAGGIO

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lunedì 8 settembre 2008

Irlanda e Trattato di Lisbona: le ragioni del no.

Le proteste al parlamento europeo per l'assenza di un referendum sul Trattato di Lisbona

Il Trattato di Lisbona: 70 articoli per riscrivere la Costituzione Europea.
In questo post avevamo sollevato il cofano e iniziato a gettare uno sguardo su puleggie e rotelle. Doveva entrare in vigore dal 1° gennaio 2009, senonchè qualcuno aveva fatto i conti senza l'oste. L'oste in questo caso è l'Irlanda, che in un referendum del 12 giugno 2008 ha detto un secco no alla riforma. Così i 24 paesi che hanno già ratificato il trattato (oltre all'Irlanda mancano ancora la Svezia e la Repubblica Ceca) dovranno aspettare, almeno fino a quando l'Europa non avrà deciso come affrontare il risultato referendario. Se l'oste è l'Irlanda, i conti in questo caso li ha fatti The Gallup Organization, una società che da più di 70 anni studia la natura e il comportamento dell'essere umano. Alla Gallup hanno fatto un po' di telefonate, e hanno pubblicato i risultati di un sondaggio post-referendario, nel quale sostanzialmente si chiedeva conto ai pel di carota della loro posizione.

Alla domanda "per favore, mi dica le ragioni del suo voto contrario al Trattato", ecco come gli irlandesi hanno risposto.

%risposta
22%Perchè non ne so abbastanza e non voglio votare qualcosa di cui ho scarsa conoscenza
12%Per proteggere l'identità irlandese
6%Per salvaguardare la neutralità irlandese in materia di sicurezza e difesa
6%Non mi fido dei nostri politici
6%Perderemo il nostro diritto di avere un commissario irlandese in ogni commissione
6%Per proteggere il nostro sistema di tassazione
5%Sono contro all'idea di un'Europa unificata
4%In segno di protesta contro le politiche del governo
4%Per evitare che l'Europa si pronunci all'unisono su questioni globali
4%Perchè i grossi stati membri decidono le politiche europee
3%Per proteggere l'influenza dei piccoli stati
2%Porterebbe all'introduzione anche in Irlanda della legislazione europea in materia di matrimoni gay, aborto, eutanasia
1%Per evitare il flusso immigratorio
1%Perchè l'Europa va bene così, non ha bisogno di alcun aggiustamento
14%Altro
3%Non sa - non risponde


Da notare che sono soprattutto i giovani ad essersi espressi in maniera contraria. Nella fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni hanno detto no ben il 61.2% dei votanti, e lo stesso hanno fatto il 54,6% degli adulti tra i 25 e i 39 anni. E' una coincidenza che i no siano maturati soprattutto tra coloro che presumibilmente usano internet come mezzo di informazione integrativa?

In ogni caso, agli irlandesi essere consultati piace, tanto è vero che quasi il 66% risponde di volere ulteriori referendum sulle questioni di un certo rilievo nazionale.
Agli italiani invece sarebbe stato inutile fare qualsiasi domanda, perchè a decidere la ratifica ci hanno pensato le camere, senza che il minimo risalto venisse dato alla faccenda, tra il 23 e il 31 luglio scorsi, con piena unanimità - 837 voti favorevoli su 837.

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domenica 7 settembre 2008

Isole

Isole


Siamo isole, lo siamo sempre stati. Piccoli atolli brulicanti di singolari forme di vita, i nostri pensieri. Neppure noi sappiamo bene da dove vengano, nè dove siano diretti. Però li capiamo. In quell'attimo splendente in cui ci attraversano come un dono, essi ci rivelano tutti i loro segreti. Anzi, per l'esattezza noi siamo i nostri pensieri. E' il loro continuo avvicendarsi come le onde del mare, o come le foglie nei mulinelli creati dal vento... è questo che noi chiamiamo coscienza. Un sapere inaccessibile che nessuna interfaccia potrà trasferire, nessun motore di ricerca potrà catalogare, nessun hacker potrà duplicare. E che sfortunatamente morirà con noi.

Sì, siamo isole! Abbiamo uno statuto autonomo, anzi perfino una costituzione interamente scritta da noi. Abbiamo leggi immutabili e altre che siamo disposti a cambiare, dopo essere state comprese e approvate dal buon senso. Siamo re e regine, abbiamo in noi musici, poeti e scrittori che ogni giorno inventano per noi personalità nuove, che invariabilmente sfoggiamo per sorprendere gli amici. Abbiamo perfino un esercito ben addestrato che chiamiamo orgoglio. Ci aiuta a metterci sulla difensiva quando venti di cambiamento si avvicinano minacciosi. Combatte per la nostra sovranità affinchè nessuno, di questa nostra isola, possa mai dire colpita e affondata. Abbiamo la nostra fede, simile ad una religione di stato perchè nel nostro mondo niente è laico. Ogni cosa è rivelata, scritta in un vangelo che racconta della nostra infanzia, dei nostri primi miracoli, quando mille trasformazioni prodigiose ci hanno fatto sentire onnipotenti e immortali. Una bibbia che narra della nostra passione, la sofferenza giornaliera di essere isole e non vedere mai un albero maestro comparire all'orizzonte. Il testo sacro dei nostri miti e dei nostri tabù, che ogni domenica recitiamo professando il nostro credo, dopo esserci confessati e quasi sempre autoassolti in cerca di un segno di pace. Ed è inseguendo le sue antiche profezie che ogni giorno scriviamo il nostro messaggio d'amore, lo chiudiamo nell'ennesima bottiglia di birra ormai vuota e lo affidiamo alle correnti del mare. Non perchè qualcuno lo possa davvero leggere,  ma perchè è un'ottima ragione per continuare a bere.

Siamo isole, sì! Ed è per questo che ci affanniamo tanto a costruire ponti.

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venerdì 5 settembre 2008

Intercettazioni telefoniche for dummies.

intercettazioni telefoniche

Gianluigi Nuzzi, sul numero di Panorama del quattro settembre 2008, pubblica un articolo (per vedere il link è necessaria una registrazione anche anonima) il cui intento è mostrare che Romano Prodi non è diverso da Silvio Berlusconi. Se la tesi è dimostrare che entrambi utilizzano il telefono, Nuzzi riesce sicuramente nel suo intento. Per il resto, finora niente di paragonabile alle esplicite raccomandazioni di attrici e soubrette fatta da un Presidente del Consiglio a un alto funzionario di un'azienda statale: la Rai. Staremo a vedere, visto che la rilevanza penale di tali conversazioni è al vaglio della Procura di Roma, che per il momento non ha ancora iscritto nessuno al registro degli indagati.
Quando si cerca la polvere, di solito basta alzare il tappeto. Sotto al cofano dell'articolo di Nuzzi si cela il suo vero scopo, o meglio lo scopo di Panorama, o ancor meglio quello di Silvio Berlusconi che poi è la stessa cosa.
Ecco il tappeto: "Intercettazioni che sono destinate comunque a sollevare nuove polemiche: da una parte sugli antichi vezzi della casta, a iniziare da quelli finora sconosciuti di Prodi, dall’altra su uno strumento investigativo che ormai entra nel quotidiano di chiunque."
Ecco la polvere: "che ormai entra nel quotidiano di chiunque." Spazziamola via!

Nuzzi fa da sponda al suo editore, che dai tempi di Licio Gelli ha dichiarato guerra aperta all'ultimo potere realmente indipendente che è rimasto alla nostra Costituzione: la magistratura. L'obiettivo è costruire un'opinione pubblica che si senta minacciata dalle intercettazioni telefoniche. La tecnica è sempre la stessa usata per la spazzatura: si crea l'allarme e poi si allevia la tensione somministrando la soluzione. E la soluzione si chiama: impedire le intercettazioni.
Inizia Angelino Alfano: appena entrato in carica produce dati empirici in cui calcola che gli italiani intercettati siano ben tre milioni. Questo fa il paio con le dichiarazioni di quel buontempone alla guida del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Luca Zaia, il quale ad agosto dichiara che "ha degli amici pastai a cui chiederà quanto costa effettivamente fare il pane, così potrà capire quale possa essere un prezzo equo al pubblico". Nel caso aveste ancora un'idea prestigiosa delle cariche ministeriali, sono costretto a deludervi. In italia non è necessario avere competenze profonde in materia, nè saper guidare una segreteria scientifica che svolga indagini accurate con metodologie precise: basta un foglietto dove scarabocchiare quattro calcoli empirici o avere qualche amico pastaio, et voilà: la legge è servita! Talvolta basta perfino avere dimostrato di saper ricoprire in maniera estremamente professionale la carica di soubrette.
Come arriva, empiricamente, ai tre milioni di italiani intercettati Alfano? Il ragionamente non fa una grinza: prende i 100.000 decreti di intercettazione, poi prende una media di 30 telefonate al giorno, e sostiene che ci siano 3.000.000 di italiani sotto controllo. Siccome il suo è un ministero empirico e non scientifico, può permettersi di trascurare che:
  1. Il magistrato deve fare un decreto per ogni telefono usato dall'utente.
  2. Il decreto vale 15 giorni
  3. Trenta telefonate non significano trenta persone diverse
Solamente Moggi aveva circa 20 utenze, tra cellulari, linee private e linee ascritte ai suoi uffici. Se consideriamo 1 decreto per ogni utenza, emesso ogni 15 giorni arriviamo alla modica cifra di 480 decreti complessivi che ci siamo giocati per intercettare una persona sola, seppure diabolica e tentacolare come Moggi. Se Moggi chiamava dieci volte al giorno la moglie, poi, non significa che gli vada ascritto anche il reato di poligamia! Una larga parte di telefonate coinvolgono sempre le stesse persone. In realtà in Italia ci sono circa 20.000 persone scarse intercettate ogni anno. Una cifra pari al dato francese. Rispetto al dato americano siamo a dieci volte tanto, ma solo perchè in Italia tutte le intercettazioni devono passare dalla magistratura, mentre negli states ogni servizio segreto fa da sè.

Quindi, caro Nuzzi, perchè nel tuo articolo scrivi che le intercettazioni sono "uno strumento investigativo che ormai entra nel quotidiano di chiunque"? Gli italiani sono sessanta milioni. Quelli intercettati sono poco meno di ventimila. Considerato che trenta telefonate al giorno sono tantine, e che con tutta probabilità le numerazioni telefoniche in larga parte si sovrappongono, arriviamo ad una cifra ragionevole di 600.000 persone coinvolte all'anno.  L'1% non è esattamente "il quotidiano di chiunque". Diciamo che è il quotidiano di chi svolge alti incarichi pubblici, che in quanto tali devono essere resi espliciti e consultabili anche in quanto a modalità di svolgimento. Le trattative private nella sfera pubblica sono un controsenso.
Alfano, che da piccolo evidentemente amava giocare al piccolo chimico, tira fuori un altro dato empirico. Le intercettazioni costano, e costano ben il 33% della spesa pubblica destinata al funzionamento della giustizia. Come faccia a fare il Ministro uno che non sa neanche far di conto è una faccenda che mi perplime, e talvolta perfino mi innervosice. Il bilancio della giustizia per il 2007 è stato di 7, 7 miliardi di euro. La spesa per lo stesso anno per la sola quota delle intercettazioni telefoniche è stata di 224 milioni di euro.

Non voglio insultare la vostra intelligenza matematica più di quanto Alfano non offenda gli italiani fornendo dati falsi a supporto delle convenienze di pochi. Tuttavia, tra il 33% e il 2,9% vi è pur sempre una innegabile differenza. Sapreste trovare quale?

Per i fortunati solutori del quiz, in regalo una carica ministeriale.

Video allegati

Il Discepolo 1816



Fonti

Costi per intercettazioni telefoniche 2006/2007
Decreti di autorizzazione e convalida delle intercettazioni telefoniche rilevati presso la Procura della Repubblica

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giovedì 4 settembre 2008

Malasanità: moriamo più degli americani.


In america nel 2000 sono morte 2.403.351 persone. Di queste, quasi 98.000 per errori medici ospedalieri. I morti per i cosiddetti preventable errors, gli errori di cui si poteva fare a meno, sono più del doppio rispetto a quelli dovuti agli incidenti stradali (43.458), al tumore al polmone (42.297) o all'AIDS (16.516). Lo dice l'Institute Of Medicine (IOM) in una storica pubblicazione che tenta di rompere il tabù corporativo: "To Err Is Human: Building a Safer Health System" - Errare è umano: costruzione di un sistema sanitario più sicuro.

Esiste un'altra versione. Quella governativa, quella rassicurante. A stilarla è il Centers for Disease Control and Prevention (CDC), agenzia dell'United States Department of Health and Human Services. Cosa fa il CDC? Prende quegli oltre 90.000 morti e dice che solo 3.291 sono da attribuirsi ai cosiddetti Adverse Effects, ovvero gli errori medici ospedalieri così come classificati dall’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems. Gli altri li spalma tra gli Unintentional Injuries (infortuni accidentali) e li classifica tra le cadute, gli avvelenamenti, i colpi accidentali di arma da fuoco e così via.

Classifica delle cause di morte in america nel 2000. Dati CDC


Accade dunque una cosa curiosa. Da una parte abbiamo l'IOM che dice "98.000 casi di morte imputabili a malasanità". Morti cioè evitabilissime. Dall'altra arriva il CDC e a colpi di machete riduce i casi ad appena 2.391! Fino a 30 volte di meno!
Come mai? E' ragionevole pensare ad un conflitto di interessi? Sul piatto c'è molto di più che una semplice statistica: dove c'è un morto che avrebbe potuto essere ancora vivo, se l'apparato ospedaliero avesse funzionato a dovere, ci sono infatti precise responsabilità legali. Ci sono poltrone e cariche politiche che potrebbero saltare. E soprattuto ci sono pazienti che, se correttamente informati, potrebbero evitare di farsi curare. Meno pazienti: meno ricavi!

E in Italia? Se negli Usa la situazione informativa al riguardo appare quanto meno deficitaria, nel nostro paese - manco a dirlo - è praticamente assente. Negli States il sistema sanitario è privato: se non hai la carta di credito ti lasciano morire. Noi invece curiamo tutti, almeno a parole. Ciononostante, se partiamo dall'assunto che due blasonati paesi occidentali debbano condividere lo stesso know-how medico-scientifico, uno scenario clinico non difforme e una paragonabile qualità in termini di prestazioni, allora con una semplice proporzione potremmo ricavare una stima della nostra situazione. Siamo un quinto degli americani, dunque dovremmo aspettarci un massimo di 20.000 morti all'anno. Ma Porta a Porta del 31 ottobre 2006 titola: "Errori medici: 90 morti al giorno?". Parliamo quindi di 32.850 morti all'anno. Un dato quasi doppio rispetto alle pur già non lusinghiere aspettative. Durante il talk-show, il Ministro della Salute e il suo predecessore Girolamo Sirchia, che passavano di lì per caso, sembravano quasi sollevati dal non avere dati a supporto, piuttosto che dal non averne a smentita. L'AMAMI, l'Associazione Medici Accusati di Malpractice Ingiustamente (un nome e una mission che però la dicono lunga sull'imparzialità dei loro giudizi), prontamente minaccia querele a chi ha diffuso tali statistiche, e in una lettera aperta a Livia Turco auspica che venga istituito un osservatorio del contenzioso e dell'errore medico. Lo scopo di tale osservatorio sembra essere chiaro a Panorama, che il 9 novembre 2007 titola: "Un osservatorio per combattere il business delle denunce ai medici". Alla faccia dell'osservatorio imparziale! Più che altro fa pensare all'ennesimo organo di difesa corporativa.

Eppure quel dato, quei novanta morti al giorno, qualcuno l'avrà pure calcolato. A lanciare la notizia fu il Corriere Della Sera, in un articolo del 24 ottobre 2006. Assinform stimava che i pazienti diversamente curati fossero addirittura 137. L'otto per cento dei decessi! Del resto Marco Venturini, primario oncologo all'ospedale di Negrara (Verona) ricordava che «su 4 milioni di atti terapeutici, il San Raffaele di Milano ha dichiarato 80 errori. Un numero troppo basso. Non bisogna avere paura nel segnalare questi episodi, perchè dagli errori si impara a beneficio dei medici e dei malati».
Il dato fu discusso approfonditamente, sempre il 24 ottobre 2006, in un convegno organizzato dall'Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), e tenutosi alla Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori di Milano, in collaborazione con la Dompè Biotec. Sfortunatamente ebbe una risonanza superiore alle aspettative, pare in seguito a dissapori in seno agli stessi vertici della AIOM.
Claudio Solarino, di Rihoir, chiese immediatamente gli atti del convegno. Bajetta, presidente di AIOM, fu molto evasivo, sostenendo di non esserne in possesso e di non sapere neppure dove cercarli. Decisamente fuori dal comune per chi quel convegno l'aveva patrocinato pochi giorni prima. Stessa attenzione fu riservata a Rihoir da Raiclick, cui Solarino chiese la registrazione della fatidica puntata di Porta a Porta. Analoga risposta dall'Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri (AAROI), che ha recentemente ritrattato anche la sua stima sul numero di decessi (14.000 casi all'anno), erroneamente diffusa dall'Associazione Nazionale dei Medici Cardiologi Ospedalieri, ma ha affermato che sta conducendo uno studio che presenterà a settembre. L'AMAMI, sempre quelli dei medici accusati ingiustamente di praticare male, ha subito rilasciato un velenosissimo comunicato stampa in cui sostanzialmente diffida gli anestesisti dal tirare fuori una qualunque stima dei dati cui saranno nel frattempo pervenuti, perchè non sarebbero attendibili a priori, essendo di difficile estrazione, e auspicando invece il famoso osservatorio. Quell'osservatorio che secondo Panorama serve a combattere il business delle denunce ai medici. Secondo Rihoir invece è non solo possibile incrociare i dati dei tribunali e delle assicurazioni al fine di ottenere dati attendibili fin da subito, ma non ha fondamento anche l'affermazione dell'AMAMI secondo cui l'errore medico non è contemplato tra le cause di morte ICD - International Classification of Diseases. Dice infatti Solarino: «a quanto ci risulta, oltre che in altre parti (X40-X49), esse sono invece specificamente codificate, all’interno del capitolo XX - External causes of morbidity and mortality (codici da Y40 a Y84: Complications of medical and surgical care) perfino con riguardo al caso di disavventura non menzionata durante la procedura (codici Y83 e Y84: Surgical and other medical procedures as the cause of abnormal reaction of the patient, or of later complication, without mention of misadventure at the time of the procedure); siccome l’evitabilità dell’errore va accertata, il codice ICD non ci sembra un ostacolo, ma anzi un’ottima base da cui partire per la codifica dei casi da analizzare successivamente».

Tutti contro tutti, insomma. All'italiana: pizza e spaghetti. Abbiamo un'associazione per qualsiasi cosa, ma nessuna sa niente, salvo fare lo scaricabarile sull'altra. L'unica cosa certa è che c'è della gente che muore, e che continua a morire senza sapere perchè. Qualcun altro invece il perchè lo sa, anche se non so quanto possa rallegrarsene. In Italia ogni anno muoiono 7000 persone per infenzioni ospedaliere. L' Istituto Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani ha condotto una ricerca finanziata dalla multinazionale farmaceutica GlaxoSmithKline. L’indagine, condotta su 300 reparti di medicina, chirurgia e terapia intensiva di 40 ospedali italiani, per un totale di circa 13.000 pazienti, ha evidenziato che In Italia le infezioni contratte in ospedale possono essere stimate ogni anno in un numero oscillante tra 450 e 700 mila, con una mortalità di circa l’1% e un costo che si aggira intorno ai 100 milioni di euro. Quanti di questi morti si potrebbero evitare? Qualcuno sì, basti pensare che uno studio condotto dal prestigioso New England Journal of Medicine (NEJM) ha rilevato come sia bastato lavarsi le mani (ebbene sì!) e l'aver indossato maschere e guanti per ridurre in alcuni reparti di rianimazione del Michigan il tasso di infezione del 66%!


A questo punto, mentre le associazioni di categoria litigano fra di loro, noi uomini di buona volontà e apparentemente ancora dotati di buon senso possiamo fare quattro conti.
In Italia muoiono una media di 5750 persone per infezioni ospedaliere. Di queste, uno studio in un paese dalle caratteristiche simili al nostro ha dimostrato che circa il 66% sono evitabili con semplici precauzioni. Dunque il numero medio dei morti per la sola frazione di errore medico ospedaliero connessa alle infezioni, nel nostro paese, può ragionevolmente essere considerato in 3765 casi l'anno, ovvero 10,4 al giorno! Quanti casi analoghi (codice E872 - Failure of sterile precautions during procedure) sono riportati negli Stati Uniti dal CDC? Quattro. Quattro casi all'anno. Ma se guardiamo meglio emerge di più, molto di più!
Quanti sono, in tutto, i casi che il CDC attribuisce genericamente ad errori medici in un anno, negli states? 3291! Dunque, solo per infezioni evitabili, in un anno morirebbero quasi 500 italiani in più rispetto al complessivo dei casi di tutti gli errori medici degli americani. E, se Euclide non scherzava sostenendo che la parte è minore del tutto, il numero medio dei decessi per errore medico evitabile in ospedale deve supporsi significativamente maggiore di 10,4 morti al giorno. Più precisamente, per l’incidenza ufficialmente riscontrata negli Stati Uniti, deve supporsi maggiore del precedente in misura almeno pari al 10%.


Ha ragione l'AMAMI ad arrabbiarsi: non sappiamo esattamente quanti morti abbiamo causati da errori medici evitabili.
Sappiamo solamente che da noi si muore di più rispetto all'america, che detiene un numero di abitanti 5 volte superiore al nostro. Cioè, in definitiva, abbiamo un numero di morti evitabili più che cinque volte superiore a quello, tanto criticato, degli Stati Uniti.
Fonte:

Claudio Solarino

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lunedì 1 settembre 2008

La guerra in Georgia


Nel corso degli ultimi milioni di anni siamo passati dall'utilizzo dell'energia umana a quella meccanica ed elastica, attraversando quella animale, quella lignea, per arrivare al carbone. L'era del carbone è iniziata alla fine del '700 e si è conclusa nei primi anni '60, con l'avvento dell'Era del Petrolio. E adesso?
Sono entrato in possesso delle previsioni energetiche per i prossimi 150 anni.

L'utilizzo del petrolio andrà scemando, passando dal 38% del 2010 al 30% nel 2050. Il nucleare non farà molta strada: dall'attuale 5/6% forse salirà al 7%. Le energie rinnovabili come il solare, le biomasse, l'eolico, il geotermico.. Beh, non illudetevi: dall'8% attuale si guadagneranno circa il 12% che, intendiamoci, rappresenta pur sempre un incremento di oltre il 200% in termini di consumi globali soddisfatti, che nel frattempo saranno aumentati dagli 11 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio attuali - TEP- a quasi 20.
Ma c'è una fonta, una sola, della quale abbiamo ancora riserve per almeno 200 anni, e che tra gli anni '30 e gli anni '40 prenderà il sopravvento su tutte le altre. Sto parlando dell'Era del Gas Naturale. E da dove arriva quasi tutto il gas naturale che consumiamo in Europa? Ma dalla Russia, naturalmente! A meno che... non si costruiscano gasdotti che passano al di fuori del territorio sovietico. Diciamo, dalle parti della Georgia?

E allora parliamo della Georgia! In Italia arriva solamente una parte della storia. Arrivano immagini dei morti causati dalla Russia, a volte palesemente false come quelle della Reuters, ma nessuno parla dei 1600 morti caduti sotto il fuoco georgiano. Del resto, almeno tre quarti dei profughi censiti dalla Croce Rossa sono osseti, mica georgiani! Eppure non li vedete spesso in tv, vero? Come mai? Forse è meglio fare un passo indietro.

L'anno scorso, il presidente della Georgia ha ordinato ad alcune compagnie israeliane specializzate nella sicurezza circa un migliaio di consulenti militari, per addestrare le forze armate georgiane in tattiche da combattimento. Da Israele arrivano a Tbilisi anche soluzioni sull'intelligence militare e sulla sicurezza. Quindi dietro all'attacco georgiano in Ossezia si muove l'intelligence israeliana. Mosca aveva ripetutamente chiesto a Gerusalemme di cessare l'assistenza militare alla Georgia, cosa che ha messo in crisi le relazioni diplomatiche tra la Russia e Israele. Ma quali interessi può avere Israele da quelle parti?

Dal Mar Caspio parte il secondo oleodotto più lungo al mondo, chiamato BTC - Baku-Tbilisi-Ceyhan. Nel maggio 2005 da Baku ha cominciato a pompare petrolio che, dopo un viaggio di oltre un anno, lungo 1768 km, ha cominciato ad affluire in un porto a sudest della costa mediterranea turca. Da lì ad Haifa, l'oro nero è separato da un breve tratto di mare. Dopo che, in precedenza, Putin aveva rifiutato di portare gas nei porti israeliani,l'indipendenza della Georgia è una chiave fondamentale nella sopravvivenza in sicurezza dell'oleodotto, che bypassa completamente i territori russi.
Inoltre, la Russia ha bisogno di mantenere il controllo totale sul Mar Nero, per continuare ad esercitare il ruolo di monopolista del gas naturale nei confronti dell'Europa, liberandosi della scomoda Ucraina, e diventare così il nuovo OPEC del secolo a venire.

E l'Italia? Beh: mentre l'Europa sta finanziando Nabucco, un tubo lungo 3.400 Km che a partire dal 2010 porterò il gas naturale dal Mar Caspio fin nel vecchio continente, saltando a piè pari Russa e Ucraina allo scopo di affrancarsi così dal monopolio sovietico, l'Italia va in controtendenza. Il 18 gennaio 2008 l'ENI e Gazprom, sua omologa russa, hanno registrato in Svizzera la joint venture South Stream per la costruzione di un omonimo gasdotto che dalla Russia porterà il gas naturale direttamente in Italia. Questo rafforzerà la leadership sovietica nel campo energetico proprio mentre il resto del mondo cerca di indebolirla.

Chissà: sarà di questo che parlavano Berlusconi e Putin a Villa Certosa?

Video allegati:

Effetto serra for dummiesEnergia solare for dummies
Effetto Serra for DummiesEnergia solare for dummies


Alcune fonti:

Israel backs Georgia in Caspian Oil Pipeline Battle with Russia
International Energy Agency
i falsi della Reuters
L'oleodotto Nabucco
Comunicato dell'ENI sulla Joint Venture 'South Stream AG', 50% ENI e 50% Gazprom

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